Chapter Text
Il mare. Il vasto e misterioso mare. Nessuno può capirlo, nessuno può prevedere le sue azioni ciò nonostante qualcuno si illude di poter domare le sue onde. Col suo fascino ti prende con sé senza che tu te ne accorga, senza darti modo di opporti. Il mare è libero di fare quel che vuole; può distruggere come può creare nuove alleanze, può portarti lontano verso terre mai viste come può condurti giù nei suoi abissi dove nessun raggio di luce sopravvive. Il mare non ha padroni.
E Seonghwa voleva essere proprio come lui. Forse proprio questo agognato desiderio lo aveva portato dove era in quel momento: in mezzo al mare, aggrappato ad un tronco per non farsi sopraffare dalle acque, per poter riposare il corpo stanco e visibilmente provato. Ormai non sentiva nemmeno più le proprie ferite bruciare al contatto con l'acqua salmastra, si chiedeva se ancora fosse tutto d'un pezzo.
Gli occhi socchiusi miravano stanchi l'orizzonte, senza scorgere terre o navi che potevano salvarlo. Salvarlo da cosa? Da ciò che più si avvicinava alla definizione di libertà? Non aveva paura di restare lì, cullato dolcemente dalle onde che quasi sembrava volessero dargli il riposo che tanto aveva desiderato. Era una fine gentile che poteva accettare e forse era più di quel che meritava, soprattutto dopo ciò che aveva fatto.
Solo il suono delle onde, assieme a quello del suo flebile respiro, gli faceva compagnia; lo stesso suono che pian piano gli fece annebbiare la mente fino a fargli perdere la cognizione del tempo. Chiuso nella sua stessa testa, non si accorse nemmeno di un'ombra che pian piano era scivolata sul suo corpo stremato, riparandolo momentaneamente dal sole che aveva già minato alla sua lucidità. Così come non si accorse di una mano sui suoi capelli corvini, scostando le ciocche umide dal suo volto inespressivo o del braccio che gli cingeva i fianchi. Era stanco di tutte quelle illusioni, voleva soltanto riposare.
Eppure per la prima volta, tutto sembrava fin troppo vero. Quando sentì il proprio corpo venir sollevato, separandolo dall'acqua che fino a pochi istanti prima lo aveva avvolto, qualcosa nella sua mente scattò. Nel momento in cui riaprì lentamente gli occhi, la prima cosa che notò fu un grande albero maestro con delle ampie vele nere come la notte appena mosse dal vento, svettare su di sé nel cielo ormai coperto.
La sua attenzione venne catturata poi da una voce vicino a lui, tuttavia la stanchezza era troppa per poter indirizzare il capo verso la fonte o per poter tentare di capire cosa diceva, riuscì comunque a percepire un tono che sotto una calma apparente, nascondeva una mal celata preoccupazione. Seonghwa faticò quasi a concentrarsi su di essa, soprattutto quando iniziò a sentire un leggero tepore alle sue spalle che pian piano iniziava a riscaldarlo. Finalmente riuscì a rendersi conto di quanto tremava; tutto quel tempo passato in acqua aveva portato il suo corpo al limite. Altre voci si unirono alla prima mentre una mano, quasi con dolcezza, tornò a posarsi sul suo capo. Solo in quel momento volse lo sguardo verso la fonte di calore e l'unica cosa che riuscì a vedere era un paio di occhi neri che, nonostante la loro profondità, erano luminosi. Come se stessero ammirando il tesoro dei tesori. Avevano qualcosa di estremamente familiare, qualcosa che sapeva di casa, ma non ebbe neanche il tempo di focalizzarsi su quell'ultima sensazione che tutto si fece buio.
“È vivo”
