Chapter Text
Stiles non sapeva bene come fosse successo... cioè ricordava la prima volta che avevano dormito insieme, abbracciati, ma non sapeva come mai quella fosse divenuta un'abitudine.
Era successo dopo il Nogitsune, dopo aver sconfitto la Bestia del Gévaudan, dopo Theo, dopo aver ucciso Donovan, dopo che suo padre era quasi morto, dopo aver perso la fiducia del suo migliore amico ingiustamente.
Certo le cose con Scott si erano risolte, il suo migliore amico si era scusato, ed era tornato tutto normale.
O almeno era tornato tutto normale per gli altri.
Non per Stiles, lui si sentiva morto dentro, si sentiva insicuro e non capiva perché.
Da quando la sua vita era stata invasa dal soprannaturale a causa del morso "donato" a Scott da Peter Hale, Stiles aveva scoperto di essere più forte di quanto credesse. Aveva aiutato il suo migliore amico a controllare la trasformazione, aveva salvato Derek e il resto del branco più di una volta, aveva aiutato almeno in parte a sconfiggere il Kanima, si era sacrificato al posto del padre, si era guadagnato un posto nel branco e non perché gli spettasse di diritto come a molti altri componenti. Loro erano parte del branco perché erano stati morsi o perché erano creature soprannaturali dagli strani poteri, ma non lui...no... Stiles si era guadagnato da solo il suo posto, si era preso quello che gli spettava, aveva dimostrato la sua forza nonostante fosse solamente umano, aveva dimostrato quanto il branco avesse bisogno di lui. E quando Scott era diventato l'alpha aveva occupato il posto che gli spettava: il secondo in comando. E ne era fiero.
Per questo non accettava quella debolezza che sentiva rodergli il cuore, i polmoni, le interiora.
Gli attacchi di panico, che erano spariti dopo il Nogitsune, erano inevitabilmente tornati, la paura di non essere in grado di affrontare il mondo da solo lo attanagliava ancora, l'ansia di non essere abbastanza, di essere d'intralcio si era impadronita di lui nuovamente. E lui non sapeva cosa fare.
Così essendo lui un grande sostenitore della tattica "ignoro i problemi fino a quando non spariscono", aveva deciso di indossare la maschera del giovane sarcastico, e ormai anche cazzuto, Stiles e aveva continuato la sua vita insieme al branco.
Aveva iniziato il suo ultimo anno di liceo con il suo gruppo, il suo branco, i suoi amici, convinto che il problema prima o poi si sarebbe risolto e gli attacchi di panico, le insicurezze, la costante paura, sarebbero presto scomparse.
Fu però un paio di giorni dopo il primo giorno di scuola, che si rese conto che il problema non si sarebbe risolto da solo, perché a Stiles mancava qualcosa, qualcosa che lui era convinto di avere, ma che inevitabilmente aveva deciso di lasciare per strada, senza neanche accorgersene: a Stiles mancava un Alpha.
L'avrebbe capito solo più tardi, ma nonostante avesse perdonato Scott come amico, non lo aveva perdonato come Alpha, non dopo Theo, non dopo che il suo Alpha, o meglio ex-Alpha, aveva preferito credere alla parola della chimera e non del suo secondo in comando, della persona di cui si sarebbe dovuto fidare di più in assoluto, e soprattutto non dopo che quella scelta era quasi costata la vita al padre.
Stiles non lo sapeva, ma quel giorno qualcosa si era spezzato: Stiles aveva smesso di guardare Scott come il suo Alpha nonostante si considerasse ancora parte del branco, ma di un branco senza Alpha per l’appunto.
Lo capì quando, un paio di giorni dopo scuola, dopo un'amichevole di Lacrosse, da cui la loro squadra ne era uscita vincitrice anche per merito suo, si ritrovò da solo negli spogliatoi. Aveva perso tempo come al solito, Scott se ne era andato perché la madre lo aspettava per cenare, e Stiles ormai da solo se l'era presa con calma, anche perché il padre aveva il turno di notte. E quindi non c'era nessuno ad aspettarlo a casa.
Era stato così preso dal rimettere la divisa sporca nel borsone, che non aveva sentito la porta degli spogliatoi aprirsi, non aveva sentito l'energumeno della squadra avversaria entrare, non lo aveva sentito avvicinarsi, aveva solo sentito un pugno che lo colpiva in piena faccia.
La forza dell'attacco lo aveva fatto cadere, Stiles aveva alzato gli occhi per capire da dove fosse arrivato quel pugno e la vista della rabbia del suo aggressore, lo aveva fatto rabbrividire.
Non sapeva perché quel ragazzo lo stesse attaccando, non gli aveva fatto niente di male se non segnare qualche punto durante la partita, ma era un'amichevole e a Stiles sembrava assurdo che lui se la stesse prendendo per quello.
Non sapeva perché ma non aveva reagito, non si era alzato, aveva solo sentito un calcio arrivare;Stiles sapeva che, se avesse deciso di reagire, avrebbe potuto sferrare un pugno al suo aggressore, sapeva di poterlo almeno eguagliare in forza, almeno da non uscirne totalmente messo male da quello scontro, ma non riusciva a muoversi.
Era paralizzato. Paralizzato dalla paura e dall'ansia. E non capiva il perché. In fondo era abituato ad affrontare serpenti giganti e branchi di Alpha, un ragazzo umano della sua età non sarebbe dovuto essere un problema.
Dicono che la forza dell'Alpha dipenda dal branco, ma da cosa dipende la forza di un membro del branco? Dal branco stesso o dal suo Alpha?
Prima che il secondo calcio potesse arrivare, Stiles aveva sentito un ruggito. Il giovane Stilinski aveva alzato lo sguardo convinto di ritrovarsi Scott di fronte, o anche Liam o Malia, ma due occhi rossi rubino si erano avvicinati inesorabilmente al suo aggressore.
Ma Stiles lo sapeva che quegli occhi non appartenevano a Scott, erano più brillanti, più accattivanti e nonostante Stiles non conoscesse nessun altro Alpha oltre a Scott, allo stesso tempo quegli occhi gli sembrava di conoscerli anche fin troppo bene.
L'alpha era rimasto a lungo nell'ombra, ombra che impediva a Stiles di riconoscere il suo Salvatore, ma la voce che aveva parlato subito dopo aver scaraventato il suo aggressore lontano da lui, l'aveva riconosciuta all'istante. “Non ti azzardare ad avvicinarti di nuovo a lui o la prossima volta ti uccido”- erano state quelle le parole che Derek Hale aveva riservato al ragazzo che aveva picchiato Stiles.
Mentre l'aggressore, spaventato a morte, se l'era data a gambe, Derek si era avvicinato a Stiles, ancora sdraiato a terra dolorante e lo aveva preso tra le sue braccia.
“Derek?”-aveva detto Stiles con la voce rotta per il dolore, la paura e l'imbarazzo.
Sì, imbarazzo per essersi fatto vedere debole ed indifeso non da qualcuno in generale, ma proprio da Derek Hale, lo stesso Derek Hale a cui Stiles aveva impiegato mesi, se non anni, a dimostrare quanto valesse come membro di un branco, che fosse degno di essere parte del branco benché umano.
“Si sono io Stiles, ora ti porto a casa. Tranquillo ci sono io”- le parole erano risultate così tranquillizzanti che Stiles aveva capito solo allora cosa gli fosse mancato per tutto quel tempo.
“Alpha” aveva semplicemente detto.
Derek a sentire quelle parole aveva erroneamente pensato che Stiles gli stesse chiedendo come avesse fatto a ritornare un Alpha.
Non avrebbe mai pensato che in quel momento Stiles lo avesse riconosciuto come suo nuovo Alpha. Derek non lo avrebbe mai creduto possibile, sapendo del legame che esisteva tra i due amici, era convinto che per Stiles esistesse un solo Alpha: Scott McCall.
Così senza rispondere alla domanda che era convinto Stiles gli avesse posto, lo aveva riportato a casa.
Lo sceriffo doveva essere stato a lavoro, perché la casa era buoia, nonostante fossero solo le dieci di sera.
Derek si era girato per capire come mai Stiles non fosse ancora sceso dalla sua macchina, quando lo aveva visto addormentato sul sedile del passeggero; lo aveva quindi preso in braccio, aveva recuperato le chiavi dalla tasca di Stiles e lo aveva portato nella sua camera.
Derek aveva sdraiato Stiles sul letto, e aveva fatto per andarsene, ma non appena il ragazzino aveva sentito quel calore confortevole abbandonarlo, aveva iniziato ad agitarsi nel sonno.
Derek quindi aveva tolto le scarpe sia a lui che a Stiles e si era sdraiato accanto a quel ragazzino, che si era raggomitolato vicino a lui, deciso a vegliare sui sogni dell'umano.
Derek e Stiles avevano dormito sonni tranquilli quella notte e il giorno dopo, senza parlare dell'accaduto, Derek lo aveva salutato e se ne era andato uscendo dalla finestra.
Stiles non aveva trovato il suo comportamento strano:in fondo si trattava di Derek Hale.
Quello che aveva trovato strano era stato il messaggio che gli era arrivato qualche minuto dopo da un numero sconosciuto
'Se hai bisogno chiamami.
Derek'
Era stato un messaggio conciso, breve come era Derek in fondo, ma che aveva lasciato un sorriso sulle labbra di Stiles che, più sicuro quel giorno, era andato a scuola.
Fortunatamente l'attacco del giorno prima non aveva lasciato molti segni evidenti, se non un leggero graffio sullo zigomo, che poteva essere facilmente spiegato; meglio così, questo avrebbe evitato a Stiles di dover dare spiegazioni, spiegazioni che non voleva dare soprattutto se comprendevano il dover spiegare il ritorno di Derek. Ritorno di cui non aveva nessuna informazione precisa in realtà.
Arrivato a scuola Scott gli era letteralmente saltato sopra e , senza neanche notare il graffio di Stiles, gli aveva detto:
“ Amico non ci crederai mai a cosa é successo”
Stiles aveva alzato le sopracciglia, chiedendo tacitamente al suo migliore amico di continuare. Scott, capendo prontamente la sua richiesta aveva ripreso a parlare: “Derek Hale é tornato in città, mi ha chiesto di portare il branco al suo loft oggi pomeriggio dopo scuola per parlare”
Stiles aveva solamente accennato con il capo in segno di assenso
“Amico non sei contento?”- aveva chiesto Scott.
“Scott non ti esaltare troppo, probabilmente é solo di passaggio”- aveva detto Stiles sicuro delle sue parole.
Ma non era così; alla riunione quel pomeriggio dopo che Scott, Malia, Lydia, Liam, Mason e Cory avevano salutato calorosamente Derek, e Stiles gli aveva riservato un sorriso grato, Derek aveva fatto vedere i suoi nuovi occhi al branco di Beacon Hills.
Scott aveva inconsciamente ringhiato sentendosi minacciato dalla presenza di un altro Alpha nel suo territorio, ma Derek aveva prontamente detto- “Tranquillo Scott non sono qui per formare un branco”- e lì quelle parole avevano ferito Stiles, ma non lo aveva dato a vedere, in fondo avrebbe dovuto immaginarlo.
“Però sono tornato per restare, se per te va bene”- e se prima le parole di Derek avevano ferito Stiles, la sua decisione di restare gli aveva fatto tirare inconsciamente un sospiro di sollievo.
Scott aveva fatto solo un cenno di assenso e, nonostante avesse provato a chiedere a Derek cosa avesse fatto per ritornare un Alpha, l'altro aveva deciso di non rispondere.
E tutti saggiamente avevano deciso di non insistere.
Il branco aveva lasciato il loft per tornare alla rispettive case.
Quella notte Stiles, trovando difficoltà nel riaddormentarsi, aveva riaperto la chat con Derek che contava quell'unico messaggio 'Se hai bisogno chiamami' e dopo aver salvato il contatto in rubrica, senza pensarci, aveva mandato un messaggio.
A Sourwolf:
'Ho lasciato la finestra aperta'
Stiles non sapeva bene cosa volesse dire o chiedere con quel messaggio: voleva che Derek venisse? Voleva che Derek sapesse che anche lui ci sarebbe sempre stato per l'alpha?
Stiles non lo sapeva, ma aveva deciso di lasciare l'interpretazione al maggiore.
Derek aveva avuto gli stessi dubbi nel leggere quel messaggio, ma forse facendo affidamento sul suo lupo interiore, si era recato a casa Stilinski.
Era passato dalla finestra, che aveva trovato aperta come Stiles gli aveva scritto nel messaggio, e, dopo essersi chiuso la finestra alle spalle, senza dire niente si era infilato nel letto del più piccolo abbracciandolo.
Quella situazione si era ripetuta tutte le notti nei due mesi precedenti, tanto che Stiles aveva smesso di mandare il solito messaggio a Derek, che trovando tutte le sere la finestra aperta, continuava a tornare per dormire con il ragazzino logorroico che più volte gli aveva salvato la vita.
Perché dormire era l'unica cosa che facevano insieme, non parlavano neanche, se non per salutarsi il mattino dopo sicuri che di lì a qualche ora si sarebbero rivisti.
Non si raccontavano la loro giornata, non si chiedevano neanche il perché: Derek arrivava, si toglieva la giacca, le scarpe e i pantaloni rimanendo in boxer e maglietta, entrava nel letto e, dopo aver abbracciato Stiles, dormivano.
