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Mille parole dentro una

Summary:

[dal testo]

“Chi è Martìn?”
Il calice di vino si arresta a un soffio dalle labbra pronte ad accarezzarne l’orlo. Rafael ha la netta impressione che l’unico motivo per cui suo padre non spacchi il bicchiere e utilizzi una scheggia per sgozzarlo sia il contributo che deve al piano.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

“Chi è Martìn?”

Il calice di vino si arresta a un soffio dalle labbra pronte ad accarezzarne l’orlo. Rafael ha la netta impressione che l’unico motivo per cui suo padre non spacchi il bicchiere e utilizzi una scheggia per sgozzarlo sia il contributo che deve al piano.

Il fatto che sia suo figlio, naturalmente, non fa alcuna differenza.

“Non ti riguarda.”

“Io credo di sì, invece.” La rabbia che ribolle negli occhi da cui è inchiodato è bollente come lava e fredda come ghiaccio, un’ustione che gli si deposita direttamente sopra la pelle. Rafael mentirebbe, se negasse di essere spaventato dalla potenza di quell’emozione, ma malgrado ciò si impone di sostenere lo sguardo che la contiene. Vuole conservare un margine di resistenza rispetto al comando che suo padre pretende di esercitare, fosse anche solo per preservare un orgoglio che le suole delle sue scarpe eleganti hanno già calpestato abbastanza. Lascerà che lo usi per i suoi scopi, ma non che gli metta il bavaglio. “Vi ho sentiti mentre parlavate. Hovik diceva che potrebbe essere di aiuto. Rischiamo di essere arrestati, o peggio. Se può esserci utile---”

“Non può esserci utile.” Più che risultare convincente, suo padre sembra voler respingere l’idea, come se consentirle di avvicinarsi rischiasse di rendergliela accettabile. “Non abbiamo bisogno di lui. Fine della storia.”

Fine della storia, eppure il bicchiere non riprende la sua avanzata. Resta immobile dentro a un pugno rigido e sotto uno sguardo che si fa spento e assente, come se fosse finito ad affacciarsi in un posto distante anni luce.

“È una persona con cui ho condiviso molte cose.”

Suo padre non gli presta attenzione, quando lo dice. Non sembra nemmeno che stia parlando con Rafael o con qualcuno di diverso da se stesso. Sembra esserci lui, da solo, con attorno gli stessi fantasmi che aleggiavano dentro la sua voce.

“Rapine?”

“Anche.”

Una singola parola che ne contiene altre mille; tutte mute, tutte nascoste, tutte in qualche modo proibite. Rafael è sicuro che quella risposta sfuggente stabilisca un confine pericoloso da varcare, ma l’istinto di ribellione lo spinge a farlo nonostante il sentore di rischio captato. In fondo suo padre ha bisogno di lui: non può davvero fargli del male, o almeno non in modi differenti da quelli adottati da quando lo ha messo al mondo.

“E poi?”

“E poi l’ho ferito.”

È un epilogo tutt’altro che sorprendente. Manipolare, danneggiare, consumare: è questa la gamma in cui si esauriscono i rapporti che suo padre è in grado di instaurare con il prossimo, una che va totalmente a suo vantaggio e a scapito degli altri. Il rimorso: quello è qualcosa di sorprendente, qualcosa che non si aspettava avesse mai imparato a provare.

Rafael ha la tentazione di sfruttare quella breccia, di affondare il coltello nella piaga e rigirarlo nella carne, ma checché ne dica la genetica, lui non è come suo padre.

Notes:

Note perfettamente attinenti alla storia: se la banda scapperà dalla banca grazie al magico intervento del duo Rafael&Tatiana e non al sacrificio di Palermo non risponderò delle mie azioni (ho amato la prima parte della S5, ma loro due e l'intrallazzo che si profila all'orizzonte: ewwww)