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Da vetro e oro e pietra costruirò una città per te

Summary:

"Un quarto livello" Dottore propone un giorno. Quando preme un lento bacio sotto la mascella di Ajax, sente il suo cuore pulsare veloce- é il cuore di un uccellino, che porebbe saltare fuori dalla sua bocca. "Si", Ajax respira. "Si, mi fido di te", e loro sono tutto, sono un intero mondo nuovo. Si sveglieranno trionfanti.

Quindici minuti nella realtá. Piú di un anno e mezzo al livello piú basso. Ajax sta stringendo la sua mano quando si addormenta.

Ciò che ci vuole per lasciare andare una persona amata.

Notes:

tw per automutilazione, suicidio, perdità di realtà.

scritta per il giorno 7 della dottoreweek (tema libero).

note di traduzione in fondo (questa è la mia prima traduzione abbiate pietà o commenti costruttivi)

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

La cosa buffa è- che dopo tutto, lui sogna ancora. Non è sicuro sia una buona cosa.

 

La maggioranza dei suoi sogni lo guidano attraverso una città senza fine (non quella che hanno costruito) piena di strade senza senso, infinite e convolute, che si incrociano ad angoli impossibili, troppo ampi o troppo stretti. Il cielo è di un bianco accecante che vira al viola dove al posto dell'orizzonte stanno grattacieli, alti e sottili come carta. Si appoggiano l'un l'altro, alla ricerca di calore e trovandolo nella luce del giorno che gocciola lungo i loro muri. Sono scatole di scarpe che un soffio di vento potrebbe far volare via. Lo guardano con occhi vuoti, e si chiede se é possibile impegnandosi- trovarci un accenno di blu (anche se nessuno di essi è il loro). Sente in lontananza una risata, brillante e leggera.

 

Il fatto dei sogni è: scopri cosa gli rendeva sbagliati solo quando ti svegli.

 

(in alcuni di essi, sta cadendo, cosí come loro avevano fatto)

 

 

 

:::

 

 

 

La condivisione dei sogni era stata inventata a Sumeru un paio di decenni prima per dare accesso agli studenti dell'Accademia ad un campo di prova illimitato. I sogni non hanno alcun influenza sul mondo reale, aveva detto la professoressa durante la prima lezione del primo semestre di Dottore ad Aube-Bleue, là potreste uccidere qualcuno e semplicemente si sveglierebbero. Immaginate un mondo in cui la scienza possa esistere senza preoccuparsi dell'etica. Lei stava sorridendo a qualche centinaia di facce curiose, curiose, e Dottore ricorda il proprio sguardo affascinato dalla vastità di ció che stava venendo loro offerto. Fuori di testa, Lisa rise. scommetto che la "scienza" non é l'unica attività per la quale la stanno usando.

 

Dottore sospira e si sforza di rivolgere la sua attenzione agli appunti e documenti davanti a sé. "Fuori di testa", Lisa mormora accanto a lui, dita che picchiettano la tastiera in una sinfonia in bilico tra il piacevole e dar sui nervi. "Perché mi stanno facendo scrivere queste cose? Ho gia tutto nella mia testa. Dove altro dovrebbe servirmi?"

 

Il serpente che stava placidamente in mezzo al tavolo si srotola dalle sue spire e striscia verso il bordo, la pelle resa perclacea dal sole di mezzogiorno. Appoggia la sua testa sul tasto Enter. "Magari l'avvocato non era la professione giusta da scegliere allora", dice, lingua rosa sfacciata e beffarda- ma é cosí che sono i serpenti, pensa Dottore.

 

"Changseng", arriva dall'altro lato del tavolo, "non pensi sia maleducato interrompere una bella donna che sta lavorando?" Baizhu tende una mano, e Changseng, sibilando, torna indietro strisciando per avvolgersi attorno al suo polso. Lisa gli scocca uno sguardo severo e scuote la testa. A Dottore sono sempre piaciuti i suoi occhi. Sono di un vibrante verde smeraldo, pieni di tutto, cosí diversi da-

 

"In realtá ha ragione. Saró fuori di qui piú velocemente di quanto dovrei. Non voglio sprecare il mio tempo a scrivere protocolli" dice Lisa.

 

Dottore sospira di nuovo. Non si è addentrato neanche di mezza pagina nelle sue letture. perdita di realtà in individui instabili indotta da sogni lucidi.

 

Anche a Fontaine stanno usando la tecnologia per la condivisione dei sogni- L'Ècole de L'Aube-Bleue, prestigiosa universitá della capitale, non é conosciuta solo per la sua facoltá di legge, ma anche per le facoltá di ricerca nel campo della psicologia. Stanno prendendo due piccioni con una fava usando spazi sogno per condurre esperimenti e studiare i risultati per migliorare la metodologia e tecnologia dei sogni lucidi. Fontaine ha un'ossessione col dimostrare quanto sia superiore agli altri. Dottore vuole dirle di andare a farsi fottere. Un tavolo ha quattro lati.

 

"Allora, su cosa dovresti star lavorando?" La voce di Baizhu é mielosa, con un'onnipresente leggero tono di rimprovero finché non legge il titolo del documento. "Oh".

 

"È a posto" Dottore dice."È troppo luminoso qui fuori. Credo che andró dentro". Non é a posto e lo sanno tutti.

 

Lisa si china verso la sua borsa e passa mezzo minuto a frugare e tira fuori una copia dello Steambird. È di due giorni fa, a giudicare dalla data in prima pagina. Lisa indica una piccolo trafiletto in fondo ad essa.

 

Prova a guardarlo negli occhi, ma il suo suo sguardo incontra il nulla. "L'ho visto e ho pensato potrebbe fare per te. Un tentativo potrebbe valerne la pena, sai."

 

È una chiamata a spedire poesia e prosa, qualunque tipo e lunghezza. Il pezzo vincente verrá pubblicato nella sezione di letteratura dello Steambird. Il temadato é- realtá

 

Dottore si sente il sangue gelare. Si odia per ció.

 

"Tu hai un qualcosa per le parole" Lisa continua sommessamente. La testa di Changseng spunta da dietro il collo di Baizhu, lingua rosa e cattiva "Vero" sibila. "le tue parole sono fredde e senza pietá."

 

Se Baizhu la rimprovera per ció, Dottore non lo sente. Sentre la risata di un certo ragazzo, brillante ed ariosa, vede i suoi occhi blu brillare come acqua in una bottiglia vuota.

 

Sogniamo un mondo nostro, Ajax gli aveva detto durante quella prima lezione. E Dottore, inconsapevole e naive, gli rispose:

 

Ogni cosa.

 

 


 :::

 

 


Sono le due del mattino quando Dottore torna a casa quel giorno. Il giovedí sta sempre piú a lungo dopo l'ultima lezione, turno notturno settimanale in biblioteca dove rimane indisturbato. L'appartamento che condividono é buio eccetto per una lama di luce nel corridoio dell'ingresso che esce dal bagno- interrotta in cima dove la porta la interseca. C'é un silenzio cieco nell'aria.

Dottore entra e soffoca nella sua saliva secca. Le sue mani si occupano di pensare al posto del suo cervello e chiamano il 118 al cellulare; non tremano. La sua 
voce esce roca mentre chiede- mentre implora aiuto. Qualunque cosa.

 

Di fronte a lui, nella vasca da bagno, giace Ajax. Sta affogando in un mare rosso, rugginoso e profondo, le sue braccia sono radici che crescono dall'acqua. Sono pallide e fini. Qualcuno le ha tagliate per lungo, e i loro succhi possono scappare- piccole gocce, piccoli fantasmi. Si radunano sulle dita di Ajax e cadono sul pavimento come pioggia. Dottore pensa che avrebbe dovuto prevederlo. Era inevitabile.

 

"Mi dispiace", sussurra.

 

La mano che penzola dal lato sinistro della vasca si muove, cerca di fare un gesto invitante. Le labbra di Ajax tremano, nota Dottore. Sono secche e blu e screpolate e ancora cosí baciabili. "P-per favore", riesce a dire.

 

Dottore si inginocchia e stringe la sua mano.

 

Riesce malapena a respirare. "No, mi dispiace ... non so perché sto facendo questo. Penso di doverlo fare", spiega. I suoi occhi sono chiusi.

 

"Non parlare. Stai soffrendo. Andrá tutto bene", tenta Dottore. Suona terribile. Alza l'altra sua mano per passarla come un pettine tra i capelli di Ajax, bagnati e sottili, acqua gelida ma comunque piú calda del suo scalpo.

 

Ajax sospira, voce tremula. "non é vero. Non riesco a sentire nulla. Non riesco piú a sentire me stesso. Io n-non so piú chi sono." Il suo intero corpo viene scosso da uno spasmo, agita il mare di sangue che si infrange onda dopo onda contro le sue spiagge bianche come perle. Il suono é gentile, rumoroso, mortale.

 

"Sono stanco", dice Ajax. "Andiamo a casa."

 

Siamo a casa, siamo proprio qui, Dottore vorrebbe rispondere, siamo insieme. Siamo noi. L'inutilitá di ció lo colpisce come il lato smussato di una lama. Non trova il coltello che Ajax ha usato per tagliarsi nelle vicinanze, e sa- piú tardi- che dovrebbe esserne grato.

 

Quando.

 

Quando Ajax smette di respirare.

 

Non c'é nulla per giorni.

 

 

 

:::

 

 

 

(Piú tardi lo accuseranno di ignoranza. Che tipo di relazione avevate?, chiedono. Ha mai parlato di suicidio? Perché non lo hai notato? Changseng tace per settimane. I colori di Fontaine lo scrutano ovunque vada, cobalto, prussia, crudeltá)

 

 

 

:::

 

 

 

È un'idea stupida, sul serio, ma la Lisa Minci che conosce non è nientemeno che un genio. Lei ha sempre ragione. Quando il tuo mondo crolla sotto ai tuoi piedi, hai bisogno di una costante a cui tornare, e il mondo di un sognatore crolla molto e regolarmente- quindi Dottore obbedisce, si siede, apre un nuovo documento sul suo laptop. Cerca di non provare nulla.

 

Una volta Ajax gli aveva raccontato dell'origine del suo nome: È il nome di un guerriero greco, sorpassato in forza solo dal leggendario Achille. Achille cade nella guerra di Troia, ed Aiace ed Odisseo si scontrano in una battaglia verbale su chi ha il diritto di prendere l'armatura del compagno morto. Aiace perde. Quella notte impazzisce e massacra un gregge di pecore che crede essere Odisseo e i suoi uomini, e quando gli torna la ragione e realizza cosa ha fatto, si trafigge il petto con la propria spada

 

È stupenda, vero? Ajax disse, occhi luminosi quanto finestre quando non c'é nessuno a casa. Le cose che gli umani fanno per ricordare. È una storia sull'ereditá ma anche l'orgoglio

 

Dalla sua morte Dottore ci ha pensato molto.

 

Essenzialmente, é una storia sulla follia, sull'essere umani e ignari di ció- il modo in cui ti si ritorce contro quando pensi di poter essere qualcosa di piú. O qualcos'altro; mezzo umano; assolutamente-niente. Fermati lì.

 

Baizhu lo chiamerebbe un esercizio confrontazionale. Lisa gli ha detto magari se fa male abbastanza, lascerai andare e lui non le ha detto che non tirerebbevia la sua mano dal fornello sul quale aveva poggiato la sua mano, come un bambino dai riflessi lenti. Non era cosí che lui e Ajax avevano funzionato. Avevano toccato etoccato e continuato a toccare finché la carne dei loro muscoli era nuda, finchè il loro respiro moriva tra i loro denti. I denti di Ajax erano stati affilati, belli. Stop.

 


Cosí inizia:

 

A volte, una storia comincia con un'eroe e finisce con la loro rovina. La ragione per cui questo tipo di storie sono rare é che gli umani scrivono per fuggire dalla realtá, e sono abituati alla gravitá. Si aspettano di cadere, quindi, decidono di combattela.

 

 

 

:::

 

 

 

È Dottore che, eventualmente vuole andare piú in profonditá. Gli studenti dell'Ècole sono liberi di usare i loro dispositivi di condivisione dei sogni per i propriscopi quando vogliono; un supervisore tiene d'occhio le dosi di Sonmnacin distribuite. La convincono a farsi dare una terza e una quarta dose- per i nostri amici, arrivano dopo, avranno sicuramente fretta.

 

Ajax regola la dose sul dispositivo. Deve essere due volte e mezzo piú forte di quella che basta di solito, "Funzionerá, vero?", chiede, sorriso provocatorio inconfondibile nel suo tono. Dottore, che sta facendo avanti e indietro come una pantera nervosa nella stanza, gli scocca uno sguardo, "due livelli é una dose lontanadall'instabilitá. Ho letto di esperimenti riusciti con tre o quattro livelli, ma per quel tipo di cose sorgono complicazioni"

 

Ajax annuisce, assorto nei suoi pensieri*. "Ció vuol dire ... quanti anni nel Limbo?"

 

Decadi, un centinaio, magari di piú. Dottore non lo dice a voce. Sono stati avvertiti dei rischi dei sogni lucidi indotti quando hanno iniziato i loro studi-

 

Tutti voi potreste essere familiari col morire in un sogno. Vi svegliate sorpresi, magari anche scioccati, ma tutto lí. Qui, peró, il vostro corpo viene addormentato artificialmente per consentire alla vostra mente di viaggiare, e man mano che progredite nel campo, il tempo che spenderete sognando non fará altro che aumentare. Il vostro corpo non ha modo di svegliarsi sotto l'effetto dei farmaci se il sogno collassa, quindi il vostro conscio si ritirerá ancora piú a fondo. C'é una parte del vostro subconscio che chiamiamo Limbo che lo assimilerá, e laggiú, non troverete nulla se non vuoto. Songnatori che hanno precedentemente fatto passi falsi dicono che furono intrappolati nel Limbo per anni. Il pubblico rimase senza fiato e trasalí nel suo insieme.

 

Dottore non aveva capito la loro sorpresa. Il tempo sogno si muove piú lentamente nella realtá perché la mente lavora piú velocemente quando il corpo é addormentato, el'effetto si fa solo piú forte più ti immergi a fondo. Cinque minuti di tempo reale possono diventare niente meno di una terribile, falsa eternitá. È unpensiero spaventoso. Appare distante.

 

Quindi ogni volta che riescono a prendere i sedativi necessari provano, due livelli, finalmente un terzo, tempi brevi, sempre tempi brevi. Funziona. I sogni sonostabili, Ajax immagina astronavi in un cielo rosso e ride. Bacia Dottore sulla cima di una torre che si erge 5000 metri sul mare, sospira nella sua clavicolastesi nella sabbia grigia di una spiaggia scaldata dal sole.

 

Sono liberi.

 

"Un quarto livello" Dottore propone un giorno. Quando preme un lento bacio sotto la mascella di Ajax, sente il suo cuore pulsare veloce- é il cuore di un uccellino,che porebbe saltare fuori dalla sua bocca. "Si", Ajax respira. "Si, mi fido di te", e loro sono tutto, sono un intero mondo nuovo. Si sveglieranno trionfanti.

 

Quindici minuti nella realtá. Piú di un anno e mezzo al livello piú basso. Ajax sta stringendo la sua mano quando si addormenta.

 

 


:::

 

 


È giovedí e le lezioni di Dottore sono finite presto. Baizhu deve rimanere a lavorare su qualche documento, Lisa lo accompagna fino all'uscita ovest dell'Ècole. "Hai programmi per il week-end?" chiede. "Potremmo fare qualcosa insieme fuori dal campus per una volta."

 

È preoccupata, pensa Dottore. Dopo tutti quei mesi, lei è ancora preoccupata per lui.

 

"Devo mettermi in pari con i miei studi." Perché la turba ancora? La sua voce cala di un pó senza chiedere il permesso. Lo fa sentire arrabbiato, ma principalmente stanco. "Sto bene. Davvero."


Incrocia un'altro sguardo di rimprovero nei suoi occhi verdi, poi un sorriso. "Ci vediamo domani." E parte verso il centro cittá, passo slanciato e deciso.

 

Perché lo disturba ancora?

 

"È ventoso oggi", Ajax dice. È seduto sul pavimento di pietra vicino all'entrata, appoggiato al muro; una sigaretta penzola tra le sue dita. Reclina la testa ed espira il fumo nell'aria, lento e languido, un'altra boccata- poi estende la sua mano verso Dottore, offrendogli la sigaretta. A Dottore non era mai piaciuta questa sua abitudine, ma era piacevole condividerla assieme ogni tanto, la calda sensazione nei polmoni, le labbra dell'altro come cenere. Ajax spegne i mozziconi ardenti sulla pelle delle sue braccia, i suoi palmi, lo sforzo che faceva per non mostrare alcuna reazione. L'acuto, silenzioso respiro che esalava che comunque ogni volta, quello a cui Dottore si ritrovò dipendente al posto della nicotina.

 


Per adesso, é stato colato nel cemento, non puó muoversi neanche se volesse.

 

Ajax sospira, occhi semichiusi. "Dai, almeno dammi un bacio", mormora, voce densa come melassa. È quella che aveva usato ogni volta che voleva avere la sua mente scopata fuori dal suo corpo, una richiesta fastidiosamente, deliziosamente frequente quando era ancora-

 

"Vivo. Sei vivo", Ajax dice. "*Che ridere." Il vento vuole giocare con i suoi capelli, ma lui schiaffa via le sue mani avide. L'orecchino che pende dall'orecchio sinistro é perfettamente immobile.

 

"Perché dovrebbe far rid- non importa. Dio, ti odio. Vattene." Tu non sei reale, Dottore vuole dire, non sei lui. Non potresti mai essere lui.

 

Ajax ride; il suo pomo d'Adamo sobbalza. Si alza, si avvicina, fissa sfacciatamente l'inguine del Dottore. "Io posso aiutarti con quella."

 

È la cosa piú imbarazzante che gli sia successa in un lungo tempo, anche se l'unica persona coinvolta é se stesso. Gira i tacchi e torna dentro, trova il bagno degli studenti piú vicino, entra nel gabinetto piú distante dalla porta. La serratura si chiude con uno scatto, netto e rumoroso, l'aria é gelida attorno al suo cazzo frettolosamente liberato. Poi anche la sua mano. Nulla di ció ha importanza.

 

"Questo é crudele", Ajax sussurra, "lasciami. Lasciami. Ti faró sentire bene. Sei crudele."

 

Dottore lo ignora perché lo é, Ajax lo é, il mondo lo é. Sono tutti crudeli, sono tutti pietosi. Morde il suo labbro inferiore finché non sente un sapore metallico, soffocca con un singhiozzo. I suoi occhi sono chiusi cosí stretti da far male, ma quando li apre, é troppo luminoso e c'é Ajax- c'é Ajax inginocchiato sul pavimento di fianco a lui, gambe aperte, mani schiacciate sul suo pacco vestito, corpo spasmante in silenziose onde di piacere. Lacrime rigano le sue guance. "Cazzo, per favore", singhiozza, "Mi manchi, mi manchi cosí tanto ..."


"Mi manchi anche tu" Dottore riesce a dire prima di venire cosí forte che la sua vista si offusca.


Piú tardi, Ajax é una piccola nebulosa pila sul pavimento, una macchia umida tra le gambe, corpo che si dissolve ai margini. Piú tardi, quando il battio di Dottore é finalmente tornato alla normalitá, é sparito.

 

Mi manchi, mi manchi.

 

Dottore si pulisce la sua mano sulla maglietta e piange senza un suono.

 

 

 

:::

 

 

 

E sogna-


(Cadere dal quarto livello era inevitabile. Ad oggi Dottore si ricorda ancora quanto ne aveva letto e quanto non aveva detto ad Ajax; quanto instabili i sogni diventanolaggiú. I sognatori e il loro mondo si fondono insieme in una confusione priva di spigoli, il loro subconscio scorre libero, e con esso le sue creature nascoste-)


Dottore conosce questa città. È quella che hanno costruito insieme, una volta calda, ora raffredatasi, come se troppe facciate fossero state dipinte con del ghiaccio. Qualcuno ha abbassato l'opacitá di questo mondo. Il vuoto brilla attraverso.e


Si fa strada tra le vie del Limbo- non é quello vero, solo ció che la sua mente si ricorda di esso- e finisce per arrivare ad un piccolo parco di fianco alla loro vecchia casa che era luminosa e vivace con i versi degli uccelli. Le foglie stanno diventando marroni, coprendo parzialmente l'erba; ció che ne é rimansta é grigia. Tutte le panchine che stavano sparse per il parco sono scomparse eccetto per quella sulla quale batteva il sole mattutino sul suo collo e il tramonto negli occhi. I loro.

 

Seduto su di essa, ovviamente, c'é Ajax. La sua maglietta é blu, i due bottoni in cima lasciati aperti. "Ti stavo aspettando" lo rimprovera, surrealmente rumoroso senza gli uccelli sullo sfondo-

 

(- cosí tanti e cosí pieni di rabbia. Ajax non gliene aveva mai detto nulla. Dopo che furono scuoiati vivi e fatti a pezzi da un branco di coyote delle dimensioni di piccole macchine, e dopo che caddero, e caddero, semplicemete si sedette al centro dell'indistinguibile piano pieno di nulla e disse, tutti abbiamo i nostri segreti, Dottore, e Dottore annuí. Non aveva nulla da dire riguardo l'onestá.)

 

Si siede affianco ad Ajax, e insieme, guardano. Il sole sta tramontando, i suoi raggi morenti color sangue. Se Dottore guarda vicino abbastanza, li vede attraversare anche lui, come se la sua pelle fosse traslucente. Il vento in questo sogno arruffa i suoi capelli e sorride. È dove appartiene, Dottore ricorda se stesso.


"Sai", Ajax inizia,"Non credo di avertelo mai detto, ma avevo paura di perderti ancora prima che tu mi dicessi una parola. Avevo sempre paura, perché non puoi fermare le persone quando se ne vanno, giusto? Se ne vanno e basta. Non puoi tenerle per sempre." Si china verso di lui. "E io odiavo quella possibilitá, perché a volte sono ingordo, e voglio il mondo per me stesso"

 

Tutti vogliamo il mondo per noi stessi, pensa Dottore.

 

"Vedi, ne abbiamo perfino creato uno insieme. È nostro, noi viviamo qui, noi possiamo vivere qui per sempre. Solo che tu- "La sua voce si fa distante così da essere appena udibile. Il cielo non é piú rosso.


"Me ne sono andato"

 

(Per quanto?, Ajax chiese dopo che sedettero in silenzio per una decina di minuti.

Una vita, Dottore rispose.)

 

"Te ne sei andato", annuisce, occhi vuoti. Sta facendo il broncio, e Dottore vede se stesso riderne in un'altra realtá. Un'altro sogno. Sogno-realtá.


Scuote lentamente la testa, e perfino un movimento piccolo come questo gli fa nausea. "Credo che tu stia confondendo qualcosa qui, Ajax. Abbiamo entrambi lasciato questo mondo e nessuno di noi ci tornó piú." Deglutisce, forte*. "Tu non sei reale."

 

Qualche parte di sè si aspetta che Ajax vada alla sua gola, e un'altra lo spige a sottomettersi denudando il collo.


Ajax, peró, sorride. "Hai intenzione di continuare a dirtelo per sempre?"

 

È dolce come il miele e appiccicoso come esso nella bocca di Dottore. Soffocamento da dentro. Lo accetterá, lo fottutamente accetterá.


(Anni erano venuti e passati e tornati, se si puó chiamarli cosí, siccome il tempo sogno non si cura degli anni. Al limbo non importa comunque di nulla. Poterono creare le loro stagioni, una cittá che cambiava colori con il sole e la primavera, piena di strade curve e corsi d'acqua sinuosi a seguirle. Ovunque finivi, eri a casa. Si guardarono invecchiare negli specchi finché Ajax distrusse ognuno di essi, finché le loro mani sulla pelle dell'altro erano l'unico mezzo rimasto per misurare il ritmo a cui i loro corpi cadevano a pezzi. Era meglio cosí-

 

 


finché le case iniziarono ad pendere l'una sull'altra per tenersi dritte, come se qualunque soffio di vento potesse farle volare via. Diventarono scatole di scarpe con finestre dipinte di colori troppo brillanti dall'ispirazione di un ragazzo troppo brillante, senza vita, cavo. Dottore si perse nella loro cittá una volta, due

 

Scalarono l'edificio piú alto che trovarono. Ajax lo bació con labbra fredde. Saltarono.)

 

Dottore si ricorda svegliarsi in una realtá che sapeva di casa, ma non del tutto, perché quando Ajax strofinó il sonno via dai suoi occhi per guardarlo, erano oltre il vuoto. Rivolti verso un'altro mondo.

 

Ed era sempre stato lui, era sempre stato Dottore, a voler andare piú in profonditá.

 

"Mi dispiace", dice. Lo sguardo di Ajax è rivolto in alto verso il cielo.

 

 


:::

 

 

 

All'inizio continuano le loro vite come sempre avevano fatto- anche se comportarsi come si fossero appena svegliati da un sogno e non da una vita vissuta fino alla fine é una cosa molto difficile da fare.

 

Stanno seduti a un talvolo della caffetteria dell'Ècole tutti e cinque assieme, e Dottore cerca di dare una struttura all'esperienza che hanno avuto in un sogno di quattro livelli mentre racconta. Changseng si avviluppa attorno al braccio di Ajax sistemandosi sul suo collo e sibilando: "La bella addormentata si é fatta cento anni di sogni d'oro? Chi le ha dato il bacio del risveglio?"

 

Baizhu ride, Lisa alza un soppracciglio. Piú tardi Dottore scoprirá che anche un serpente cosí ridicolmente intelligente non puó prevedere il futuro-

 

perché la bella addormentata non si era mai svegliata dal suo sonno.

 

(Uno.) La domenica successiva al loro risveglio Dottore vuole unirsi ad Ajax per una doccia veloce. Il bagno é caldo e pieno di vapore. Quando tende una mano verso il getto, é bollente. Ajax sta apatetico sotto di esso, testa ciondolante sul petto, scapole tese verso l'acqua come ali. Si gira mentre Dottore si infila a lato, e la pelle sulla schiena é scorticata, tingendo le gocce che ci scorrono sopra di un tenue rosso- chiude l'acqua e guarda sbigottito.

 

"Che cazzo stai facendo?", chiede.


Ajax trema. "ho freddo, credo. È strano." La sua voce é distante, priva di emozione.

 

Dottore tasta il bordo della ferita, dove la pelle non é aperta ed é solo di un rosso brillante. "Come cazzo fa-"

 

Ajax finalmente, finalmente alza la testa e geme, mordendosi il labbro inferiore*. "Cazzo, quello riesco a sentirlo. Riesco a sentirlo. Fallo di nuovo."

 

E-

 

Dottore non aveva voluto strappare ancora di piú la sua pelle, o girarlo e scoparlo addosso al muro ed venire ai suono dei suoi belli, bellissimi gemiti di dolore-piacere che uscivano dalle sue labbra semichiuse. In seguito lo bendó con il kit di primo soccorso che stava nella credenza della cucina.

 

Adesso vuole dire a se stesso che é di nuovo tutto a posto. Solo- Ajax non aveva avuto il minimo sobbalzo quando il disinfettante gli aveva colpito la schiena. Si dondolava leggermente avanti e indietro, e Dottore é sicuro che un bene che non abbia potuto vedere i suoi occhi durante la procedura.

 

(Due.) Il giovedí successivo, Ajax sta preparando la cena mentre Dottore é seduto al loro tavolo della cucina cercando di dare un senso ai suoi appunti e buttare giú degli schizzi su delle scoperte, esasperato. Un respiro improvviso lo fa sussultare; un coltello cade sul il bancone.

 

"Dottore", Ajax dice. "Dovresti dare un'occhiata a questo." Quelle parole lo riempiono di timore nonostante la voce di Ajax sia piatta, disinteressata. Dottore si alza e va da lui.

 

Sul tagliere ci sono forme di colori, peperoni verdi a cubetti in un angolo, due pomodori tagliati a metá, una piccola pila di anelli d'oliva. Lí é dove la scia disangue inizia, sangue rosso scarlatto-

 

la segue fuori dal tagliere dove é appogiato il coltello da cucina di Ajax. Di fianco c'é mezzo dito umano.

 

Dottore alza lo sguardo sulle mani di Ajax, ad una di esse manca l'anulare, dalla ferita aperta scorre sangue che cola e cola e continua a colare sul pavimento. Non sta piangendo, non si sta stringendo la mano, solo tenedole alzate e guardando attraverso di esse.

 

"Non ti fa male", Dottore sussurra, piú un'affermazione che una domanda."Per niente?"

 

Ajax si gira lentamente verso di lui e scuote la testa. "Non riesco a sentire il dolore ma so che c'é qualcosa che manca. Riesco a sentirne l'assenza." Le sue palpebre tremano ed cade in avanti. Dottore lo afferra. Scivolano assieme sul pavimento e stanno lí, braccia avvolte l'uno all'altro come se fosse l'unica certezza finché un caldo liquido cola sulla spalla di Dottore e praticamente salta su, corre a prendere acqua calda, garza e bendaggi. Medica Ajax lui stesso, dita veloci e pratiche dai due anni che ha speso come assistente medico all'infermeria dell'Ècole, e decide che non spiegheranno questo a un professionista.

 

Quando ha finito, torna a sedersi di fianco ad Ajax e si tende per premere un bacio sulla sua clavicola, il lato del collo, la sua mascella. Ajax fa un morbido sospiro."Staró bene", mormora. "Grazie."

 

Stará bene, Dottore si ripete nella testa. Andrà tutto bene.

 


(Tre.) Circa un mese e mezzo dopo, Dottore riceve una chiamata durante lezione. Ajax non lo chiama mai. Lascia la lezione e risponde fuori nel corridoio.

 

"Rue des Jardins-Sainte-Anastasie. Credo di aver fatto una cazzata questa volta, io ..." C'é rumore di traffico in sottofondo, clackson, urla ottavate.

 

"Ajax?"

 

Sulla linea cala il silenzio. Dottore guida verso il centro cittá comunque, trova posto per parcheggiare nelle vicinaze dell'incrocio menzionato. Corre giú per la strada verso l'ambulanza, il mondo che scorre a destra e sinistra, e si trova distaccato dal mondo. C'é una macchia di capelli rossi in cima alla barella che stanno portando dentro, certo che c'é, e Dottore si ferma di fronte al paramedico che sta per chiudere le porte.

 

"Sono il suo compagno", riesce a dire, fiato corto. L'uomo lo guarda e annuisce. Quasi perde l'equilibrio mentre sale su, la sua vista offuscata ai margini.

 

Ajax, dentro, indossa una maschera respiratoria. Sotto di essa il suo naso spunta ad un angolo sbagliato, macchie di sangue pulite di fretta; la sua faccia é bianca.

 

Il paramedico si attiva. Dice "C'é stato un incidente", come se Dottore non avesse visto il caos, la macchina con una ruota sul marciapiede, la bicicletta rovinata buttata a lato, abbandonata.

 

C'é stato un'incidente.

 

Guarda il ragazzo svenuto di fronte a lui che non sta soffrendo ma dovrebbe, nota che lui stesso é calmo e non dovrebbe, e si chiede quanti incidenti ci vorranno ancora prima che non rimanga piú nulla di Ajax.

 

 

 

:::

 

 

 

Quando era molto, molto piú giovane, aveva un blog. Doveva essere stato quando aveva quattordici o quindici anni, pensa- un ragazzo con mezza famiglia e assente, senza la minima idea di come funzioni la vita. Non è che adesso lo sappia, e il blog é andato da anni, ma la scrittura é rimasta. Le parole e il linguaggio sono il patetico tentativo dell'umanitá di creare qualcosa di universale il cui scopo é catturare tutto ció che raggiunge i sensi, tutto quello che puoi vedere e toccare, ma anche pensieri e sentimenti. Concetti. L'astratto.

 

Per quanto la lingua sia giá astratta, rimane devastantemente vicino alla superficie. C'é cosí tanto che non puó essere espresso a parole- cosí tanto, e ogni volta che prova, ce ne é ancora. Dottore ha la sensazione che questo sia il piú vicino possibile all'obbiettivitá che l'uomo possa raggingere. E l'imperfezione del tutto lo divora.

 

Eppure, continua a scrivere. Eppure, soccombe al fin troppo umano bisogno di creare qualcosa che rimanga dopo di lui, e detesta se stesso per ció perché sa quanto sia uno sforzo sterile: a nessuno importa quello che hanno da dire gli altri. Stupidi, stupidi umani dilaniati tra il desiderio di essere visti e la loro limitazione a sé stessi, un circolo vizioso che erige spessi muri di vetro tra di loro.

 

Siamo destinati ad essere soli, pensa Dottore. Non doverbbe esserci un grado a quella solitudine. Ajax entró nella sua vita e decise che c'era.

 

La tastiera risuona nell'osuritá, il monitor del laptop é l'unica fonte di luce nella stanza.

 

È non é che Aiace non sopportasse perdere. È che perdere, in questo caso, creó una discrepanza tra ció che sarebbe dovuto essere- i suoi sforzi riconosciuti, un amico ricordato; brevemente, giustizia- e cosa sarebbe stato: un'armatura tolta. Lo dilanió. Sul serio, non possiamo farne una colpa ad Aiace per essersi dimenticato della realtá per un momento.

 

 

 

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"Dottore."


Si sveglia di soprassalto, occhi ancora chiusi. "Mh." Realizza che é ancora seduto a un tavolo, testa sorretta tra braccia. È tutto troppo luminoso. La voce appartiene a Lisa.

 

"Non hai dormito di nuovo?" Non provarci nemmeno, prima ti ho letteralmente visto addormentarti durante psicologia II. Hai fatto uno sforzo considerevole a tenere gli occhi aperti lá, era diventente da guardare.


 
Dottore si strofina gli occhi. Sono al loro solito posto nella caffetteria, e sembra sia tardo pomeriggio.

 

"Suppongo di vivere per intrattenere", sbadiglia cercando di suonare sarcastico. "Sono rimasto sveglio troppo a lungo a lavorare sul mio pezzo per quella cosa che mi hai suggerito ieri, -"

 

Lisa alza un dito e lo preme dritto sulla sua fronte, spingendo la sua testa su finché lei lo sta guardando negli occhi. Le sue unghie non sono lunghe, ma neache del tutto corte, e pungono.

 

"È lui" dice come un dato di fatto. Dottore ha un brivido nonostante il caldo.

 

Scuote la testa, e forse con troppa, troppa urgenza. "Perché sei ancora preoccupata per lui? È passato piú di un anno. L'ho superato, te l'ho giá detto, smettila di guardarmi come se non fossi capace di gestirmi!" Distoglie lo sguardo. "Smettila di ricordarmelo."

 

Baizhu, dall'altro lato del tavolo, ha abbandonato il suo lavoro e gli osserva pensieroso.

 

"Smettila di non riuscire a dormire la notte, allora. Smetti di fissare ogni corridoio come se se stesse per svoltare l'angolo da un momento all'altro. Smettila di comportarti nello stesso modo in cui ti comportavi l'anno scorso." La sua voce si era gradualmente alzata, e Dottore sa che succede solo quando sta cercando di nascondere qualcosa. Diversamente dai suoi, gli occhi di lei sono asciutti.

 

Changseng spunta con la testa da diero la spalla di Baizhu. "È ancora qua", sibila. "Non lo hai lasciato andare per nulla."


- e Lisa e Baizhu lo guardano, espressioni meno sorprese che curiose, e Dottore odia essere compatito e odia la cattiva lingua che sa di Changseng e odia che lei e Lisa abbiano fottutamente ragione e-

 

Ajax sorride. È seduto di fronte a lui, facendo girare una penna con la mano sinistra, tutte le dita presenti, naso dritto e bello. Un lungo raggio di sole di fine giornata illumina i suoi capelli rossi da dietro. Quando i loro occhi si incontrano, ride. "Dio, sei stupido come sempre. Certo che non mi lasceresti mai andare."

 


Dottore pensa ad innamorarsi di lui e sa che rifarebbe tutto da capo. È stupido, stupido.

 

 

 

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E sogna-

 

È casa loro, questa volta. Avrebbero potuto vivere ovunque durante il loro soggiorno laggiu, avrebbero potuto cambiare ogni anno, ogni mese, ogni giorno ma loro per qualche ragione avevano deciso di rimanere li. Due piani e ai mairgini della cittá; il patio si apre su una spiaggia di ciottoli grigio-verde che si estende all'infinito solo se loro lo desiderano e, dietro essa, il mare. Dottore pensa sia cliché sognare di vivere in una casa su fottuto mare. Ma é loro e solo loro. Era.

 

Entra dalla porta d'ingresso, rosso vino dove non é stata sbiadita dal vento dei decenni. Il breve corridoio che porta al soggiorno é luminoso e aperto come tutto il resto della casa- Ajax aveva spiegato che faceva sembrare lo spazio piú grande, e a lui piaceva avere il mondo a fianco, aria cielo e stelle. È il motivo per cui il soffitto della camera da letto é di vetro. Dottore si ricorda lenzuola stropicciate e il distinto profilo di Ajax tinto di viola dal sole che sorge. Morbido, respiro regolare. Nient'altro.

 


Le finestre in soggiorno sono tutte aperte, lasciando entrare l'odore di sale alghe, e quando Dottore si guarda attorno, nulla é veramente cambiato: le tende color crema, il legno scuro, il pavimeto piastrellato. Ajax seduto nella poltrona a sinistra, fissando l'oceano. Dottore non sapeva cosa pensava in quei momenti,e non lo sa neanche adesso, non sa se una cosa irreale puó pensare autonomamente. Vorrebe che Ajax glielo avesse detto.

 

"Mi stai aspettando?", chiede.

 

Ajax si volta, la sua espressione cambiando da vuota a sorridente. Sta indossando una maglietta bianca larga sulle spalle ed aperta sul collo, e Dottore vuole violarlo, e sa che é intenzionale. "Certo che ti sto aspettando. Mi manchi, Dottore, sempre. Ogni singolo momento*, mi manchi."


la sua voce cola come un dolce liquore. È una droga. Dottore lecca per catturare ogni goccia.

 

"Non posso mancarti. Tu sei una proiezione della mia mente, non hai sentimenti propri. Questo é un mio sogno," risponde.

"Oh, i miei sentimenti, i tuoi sentimenti ...tu che manchi a me, io che manco a te ... é lo stesso no? È tutto li alla fine, c'è qualcosa di sbagliato" Si alza dalla poltrona, e Dottore realizza che non sta indossando pantaloni. Eccetto per la sottile maglietta bianca, é nudo, e sta avendo un effetto su di lui.

 

"Il tuo mondo non é in grado di mantenere le sue promesse", Ajax sussurra, e si ferma davanti a Dottore. "La tua sete di conoscenza ha ucciso un ragazzo, Dottore, ed é capitato che fosse un ragazzo che amavi. Penso che sia tragico, in qualche modo"

 

Alza una mano ad avvolgere la guancia di Dottore, ma al posto di guardalo negli occhi, il suo sguardo lo attraversa.

 

"Non ti senti in colpa?"


E lo bacia, dolce e leggero e allettante,e Dottore é consumato dalla lussuria, colpa, desiderio- da tutto. Risponde al bacio come un'uomo che affoga. C'é del sale anche sulle labbra di Ajax, e lo tira piú vicino a sé finché il suo cazzo mezzo duro preme contro la sua coscia. Dottore allunga giú la mano per avvolgerlo, sente Ajax fremere e stringe.

 

Ajax mugola. È il suono piú bello che Dottre abbia mai sentito.


"Io posso ferirti", dice. Oggi ha voglia di essere crudele, deve sentire di piú, di piú.


"Oh, si", Ajax geme nella sua bocca, "Feriscimi, non trattenerti, fammi sanguinare, per favore- ah, l'unico a cui farai del male è te stesso..."


Si lascia portare di nuovo sul divano come una fottuta principessa, allarga le gambe avidamente dopo che Dottore ce lo ha praticamente buttato sopra, occhi socchiusi, pomo d'Adamo che si muove mentre deglutisce. Se c'è un dio in questo mondo, Dottore vuole distruggerlo per avergli portato via questa immagine, vuole accendere un fiammifero e gettarlo in paradiso, vuole vedere tutto bruciare. Vuole bruciare con esso, perché sa che non c'è alcun dio.

 

"Dai", AJax mormora, afferrando i suoi polsi e guidandoli verso la sua gola. Dottore ne lascia una lì, agganciando un pollice sotto la sua mascella e forzando la sua testa indietro; l'altra strappa i rimanenti bottoni della camicia di Ajax senza grazia, pizzica il suo capezzolo sinistro.


Ajax grida come se soffrisse.


"Oh, cazzo", Dottore sibila, "di piú, creatura stupenda." La sua mano scende, ignora il suo cazzo teso ed invece spinge sul suo buco, trovandolo largo ed aperto. Ajax geme attorno alle sue dita come se non fosse mai stato toccato prima d'ora.


"Ho aspettato- hah, te, dai, mettilo dentro, fammi male-" sospira, e Dottore non sa sa altro che obbedirgli, tutto per lui, tutto, e quando affonda dentro Ajax, deve chiudere gli occhi. Non é possibile che stia sognando, é impossibile che non sia vero.


"Io sono l'unico che ti fará mai sentire cosí", Ajax sussurra, "Sono l'unico che ti capisce. Dimmi che mi ami."


Dottore si cala su di lui, pinge un dito tra le sue scapole. Si spinge all'interno fino in fondo e il tempo si ferma- sono cosí vicini, non sono mai stati cosí vicini- e quando tira fuori, lento e dolce, Ajax fa un suono cosí pieno di desiderio che non resiste piú.


"Ti amo", sussurra. "Ti amo, bellissimo, stupendo ragazzo, ti amo cosí tanto, ti amo, ti-" 


Ajax trema e viene, stringendo attorno al suo pene, bocca apetra in un grido silenzioso. Dottore si china per passare la sua lingua sulla curva esposta del suo collo, assaggia sudore e mare, e Ajax prova a riprendere fiato ma non riesce, soffocando nel suo piacere, ma quando Dottore riprende a muoversi, veloce e implacabile, non gli chide nemmeno una volta di fermarsi.


Peró, lo guarda, occhi vuoti che non lasciano quelli di Dottore, e quando li vede diventare lucidi, si allunga per tirare indietro Dottore per i capelli. ""tu non vieni ancora", dice, voce roca, e inverte le loro posizioni finché non é seduto su Dottore, il cazzo ancora dentro profondamente. Si muove lentamente e determinatamente, un flusso incontrollato di piccoli gemiti e rantoli che colava dalle sue labbra.


"È piacevole?" continuando a spingere, "posso farti sentire cosí bene, mi ami cosí tanto, ti sono mancato cosí tanto-"

 

Ed Ajax ha ragione, perché nulla sará mai paragonabile a questo. Il tuo mondo non é in grado di mantenere le sue promesse. Solo in quel momento si accorge di star piangendo, il tipo silenzioso che striscia nella tua gola e si annida lí finché non stai soffocando. Il mondo é pietra e sale. Ajax é l'unico che puó salvarlo da esso.


"Ti amo, ti amo ... per favore, mi manchi, torna indietro. Torna da me", sospira. Ajax si lascia cadere in avanti, una mano sul petto di Dottore, e con l'altra si tocca. Lui é l'unica cosa che sia mai esistita nella vita di Dottore. "Torna indierto", Dottore dice singhiozzando, finalmente, ed é sicuro di essere brutto mentre piange, ma non importa. Sono cosí vicini che brucia. Allunga il suo braccio verso il suo ano, il posto in cui si stanno sciogliendo l'uno nell'altro, e Ajax lo bacia cun una bocca piena di denti, che gli fa venire entrambi.*

 

Oh, non si é mai sentito meglio prima d'ora, non si é mai sentito peggio prima d'ora.


Ajax strofina via il suo seme da dove é schizzato sulla faccia di Dottore; poi, anche le sue lacrime. Lo lecca dalle sue dita, una dopo una e ride senza fiato. "Le tue lacrime sono belle", dice.


Fuori, il sole sta tramontando e il vento che viene dal mare ha iniziato ad essere freddo sulla calda pelle sudata. Ajax é caldo, caldo e vivace* e cosí bello da far male, cosí bello che Dottore deve distruggerlo, cosí bello che lo ha giá fatto una volta, e lui é un miraggio. Non una cosa vera. Un sogno, ma molto meglio di uno.*


Allora, crolla. Tutto crolla. Cade ed é nuovamente sveglio e niente è mai stato così vuoto.

 

 


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La sveglia a fianco del letto segna le 04:46. Dottore non pensa che riuscirá a dormire di nuovo, ne che che gli garantirebbe alcun riposo, e allora indossa dei pantaloni e va furtivamente in cucina. L'appartamento che condividevano nel mondo reale é appena fuori dal centro, in una zona troppo tranquilla considerando ció. È piccolo e pulito ed era bellissimo. Dottore apre la finestra della cucina e fissa la strada vuota, illuminata solamente dalla fragile luce gialla di alcuni lampioni; quello alla sinistra dell'ingresso non funziona ancora e probabilmente non funzionerá mai.


Si ricorda che c'é del riso vecchio e verdure di una settimana fa nel frigo che ha comprato tentando di migliorare. Pensa che ha fame, forse, e qualcosa con cui occupare le mani sarebbe piacevole.


Il tagliere, il coltello. Ancora gli stessi.


La piccola luce della cucina é arancione e calda. Dottore trema comunque, tagliando cipolle e pomodori e del formaggio probabilmente troppo duro che ha trovato nel frigo, e non riesce a sentire le sue mani finché qualcun'altro mette le proprie sopra di esse. Ajax poggia il suo mento nell'incavo del suo collo, espira.

 

"Puoi farlo piú velocemente se tieni il coltello cosí", spiega e corregge i movimenti delle sue mani. Avanti-giú, indietro, ripeti. Qualcosa di ció non ha senso.

"Tu non sei reale", Dottore dice dopo un pó. "Non puoi insegnarmi cose che non só giá."

Sente Ajax sorridere contro la sua pelle. "Suppongo che una volta qualcuno ti abbia insegnato a cucinare."


Il suono del coltello contro il tagliere fa assonnare Dottore nuovamente; l'olio che incomincia a sfrigolare nella padella lo sveglia. Guardano assieme il riso saltare. Ad un certo punto Dottore spegne la luce della cucina- il giorno sta arrivando attraverso la finestra. Lo detesta. Porebbero stare cosí per sempre.


"Non sai mai quando é troppo, Ajax", sospira. Ajax avvolge le sua braccia attorno il suo corpo ancora di piú. "Oh, lo sai che non lo so", arriva un sospiro al suo orecchio, "ma neanche tu lo sai." Dottore scuote la padella dal manico cosí nulla si attacca al fondo.

"Sai, Aiace muore in quella storia." La voce di fianco a lui é morbida, vulnerabile.

 

"Lo so", mormora Dottore.

 

L'implicazione aleggia pesante nell'aria, nascosta nell' l'aroma di uova saltate.


"Mi ucciderai?"

 

 


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Ad Aiace, deve essere sembrato come svegliarsi da un sogno. C'era sangue tutto attorno a lui, cadaveri che odoravano di morte e qualcosa di oscuro. Pioveva, come sempre piove alla fine di una tale storia. E nella sua confusione e vergongna, Aiace alzó la sua spada insaguinata al cielo e la conficcó nel suo petto- perché preferiva morire cosí che vivere con ció che aveva fatto e ció che non era stato in grado di fare.


Per secoli, si raccontano a vicenda dei fiori che incominciarono a fiorire nel punto in cui morí. Oggi noi li conosciamo come giacinti, viola e pieni di falso, terribile orgoglio.

 

 


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E ancora adesso, dopo tutto questo, Dottore sogna. I suoi sogni sono vuoti.

 

È la loro cittá questa volta, quella che hanno costruito insieme, colori dai ricordi e strutture dall'immaginazione. Cola dai suoi muri mentre vaga per le strade, curve convolute che non portano piú da nessuna parte- le case di carta stanno sbiadendo con un sussurro, ai grattacieli scatola-di-scarpe mancano gli occhi. I suoi passisono l'unica cosa che prova a far rumore.


Un'altra cosa sui sogni é che é troppo facile perdere il tuo senso della realtá quaggiú.


(E forse é una cosa buona che Ajax non c'é. Possono riposare entrambi. Dimenticare come sentire é pericoloso, dimenticare cosa é reale e cosa no ancora di piú.


È che non ha piú nessun idea su come continuare ad esistere con questo enorme vuoto affamato dento di lui- anche se gli umani sono destinati ad essere soli. Non dovrebbe esserci un grado a quella solitudine. Il ragazzo piú brillante, piú pericoloso che qualunque mente dormendo potesse inventarsi entró nella sua vita e decise che c'era.)

 

 


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Tre settimane dopo, Lisa gli porge un'altra edizione dello Steambird. "Pagina undici", dice, giá aprendolo. Dottore lo vede in cima alla pagina: Aiace il Maggiore o Uno Studio sul Perdere il Proprio Sé, pubblicato come menzione onorevole. Il primo premio glielo ha strappato un qualche poeta- Dottore pensa che forse leggerá il suo pezzo piú tardi.


"L'ho appena letto per la prima volta appena adesso." Il suo sorriso vacilla un pó. "Starai bene?"


Dottore scorre velocemente il testo e vede che hanno corretto l'errore di battitura a riga 43 che aveva notato solo dopo aver inviato il pezzo. Annuisce. "Certo. Ti ho detto che ti preoccupi troppo, Lisa, sto bene" Non trova in sé la forza di alzare lo sguardo.


Lisa ride, tirandogli una pacca leggera sulla schiena. "Mi devi 3,20€ allora. Non venire a piangere da me piu tardi se dopo cambi idea, caro"


Non c'é piú modo di cambiare la sua idea. Probabilmente lei non lo sa.

 

 


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Torna a casa presto quel pomeriggio, butta le sue chiavi sulla credenza in corridoio, lascia che la porta si chiuda alle sue spalle.

Ajax é seduto sul tavolo della cucina, leggendo qualcosa sul suo ipad. "Stai ricevendo mail dai tuoi fan", dice senza alzare lo sguardo. "C'é anche un'illustratore di Mondstadt che vuole lavorare con te. Ha molto talento, credo. I suoi disegni sono pieni di dettagli."


Dottore va alla macchina del caffé per preparare due tazze. Immobile, attende che l'acqua calda filtri; la sua vista ondeggia. È cosí stanco ultimamente.


Una zolletta di zucchero per il suo caffé, tre per Ajax."Latte oggi?", chiede, fermandosi brevemente al frigo. Ajax scuote la testa. Appoggia entrambe le tazze sul tavolo.

 

Si, potrebbero rimanere cosí per sempre, pensa Dottore. Il tempo gli sogghigna.

 

"Dottore". Ajax dice un momento dopo, voce bassa. "Prometti che mi amerai sempre."

 

Dottore sbadiglia. "Come non potrei?"

 

"Promettimelo"

 

Allora, guarda su, per incontrare occhi blu incolori. In essi c'é vita e c'é nonesistenza. La sua ultima tentazione, il suo ultimo abisso. Dottore lascia andare.* 

 

"Io ti ameró sempre, Ajax"

 

E Ajax ride, brillante e leggero, cosí immensamente bello che potrebbe anche non essere reale.

Notes:

commento originale dell'autrice/ore

Grazie mille per aver letto! Lascia kudos o commenti per dei sogni d'oro stanotte!

Spero questa sia la fic più non-lineare che tu abbia mai letto in vita tua. Spero che tu sia confusa*. e triste. haha. ah e se non hai ancora visto Inception, che cazzo stai facendo. guardalo subito, guarda Mal e Dom e vedici dottochi e piangi ancora un pò. potrei andare avanti per ore parlando di quel capolavoro. il cast, la musica, la storia e il simbolismo, TUTTO.

suggerisco anche di leggere il mito di Aiace. è finito per diventare una parte più piccola della storia rispetto a quanto mi aspettavo.

*se non fosse chiaro come me lo immagino io, le scene che iniziano e finiscono in corsivo sono flashback.

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Se ci sono errori di qualuque tipo, fatemi sapere! (probabilmente ci sono un pò di soggetti da sottointendere)
L'originale ha una prosa piuttosto unica, per non dire astrusa, e la struttura non-lineare non aiuta: spero di essere riuscita a mantenere lo spirito dell'originale.
Okay allora passando alle note più personali: Ho deciso di tradurre questa fic perchè quando l'ho letta non riuscivo assolutamente a togliermela dalla testa. Ne tradussi 3/4 in tre giorni, mi sono bloccata su una scena e sono improvvisamente passati 6 mesi. E ho appena scoperto alle 3:40 del mattino che ho sbagliato a tradurre il nome greco di Ajax.