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Jean si sente svuotato, fisicamente e psicologicamente. Sono riusciti a recuperare l'idrovolante degli Azumabito, ma il costo per farlo è stato altissimo: hanno ucciso quelli che un tempo erano loro compagni, e hanno ucciso un altro pezzo della loro anima.
Vedere Annie a terra, disperata per aver appena appreso che, nonostante tutto, Liberio e Marley sono già perse, lo avvilisce ancora di più.
Decide quindi di recarsi in una delle cuccette e riposarsi almeno un poco; dubita che riuscirà realmente a dormire, ma spera che restare semplicemente sdraiato possa comunque portare beneficio al suo corpo, in vista di ciò che ancora li attende.
È nel voltarsi per recarsi verso le scalette della nave che Jean lo vede, appoggiato alla parete di metallo, il capo chino, gli occhi socchiusi: Reiner.
Jean nota subito che il suo corpo non sta più fumando, segno che almeno esteriormente i danni subiti sono stati eliminati dal potere del Gigante.
Meglio così!
Ma il castano nota anche le spalle curve, gli occhi infossati, la stanchezza che pervade quel corpo: non dev'essere facile nemmeno per lui, si dice, sapere che in quel momento i propri cari non ci sono più, che semmai dovesse sopravvivere non troverà nessuno di loro da riabbracciare.
Jean contrae la mascella, vorrebbe passare oltre, pensare solo a se stesso, non darsi troppa pena per il biondo, ma non ci riesce: hanno appena combattuto fianco a fianco, si sono coperti le spalle a vicenda, il suo codice morale (ne ha ancora uno?) non glielo permette.
«Dovresti andare a riposarti» gli fa notare, avvicinandosi. A quelle parole Reiner sembra quasi risvegliarsi, spalanca gli occhi e volta il viso verso di lui, annuendo silenziosamente e staccandosi dalla parete. Gli basta un solo passo, però, per oscillare e rischiare di cadere a terra. Jean gli si fa subito appresso, passandogli un braccio sotto le spalle per sostenerlo e aiutarlo a camminare.
«Grazie» mormora Reiner, la voce quasi un sussurro. Jean ha visto giusto, nonostante non ci siano ferite evidenti, la stanchezza della battaglia appena conclusa e il dolore delle ultime notizie permeano il corpo del biondo.
Lentamente raggiungono una cuccetta e, sempre sostenendo Reiner, Jean ne apre la porta, conducendo l'altro fino al piccolo letto; altrettanto lentamente lo aiuta a stendersi e gli sfila le scarpe perché stia più comodo.
In tutto questo Reiner rimane in silenzio, quasi perso in un mondo tutto suo, fatto di dolore, rassegnazione, amarezza, colpa, sconforto.
Solo quando il più piccolo si volta per andarsene, il biondo gli afferra la manica, costringendolo a voltarsi nuovamente verso di lui.
«Potresti restare? Anche solo per poco... So che magari ti sto chiedendo troppo, ma-».
«Va bene, ho capito, fatti un po' più in là che occupi troppo spazio!» lo interrompe Jean, apparentemente spazientito. La realtà è che non si aspettava una simile richiesta: avrebbe voluto rispondere di no, ma non ci è riuscito.
Il più piccolo si allontana solo per chiudere la porta della cuccetta, non vuole che nessuno li veda o li disturbi. Reiner ha bisogno di riposare o non sarà in grado di combattere contro Eren, e lui... Si dice che resterà qualche minuto, giusto per accontentare l'altro e poi se ne andrà nella sua cuccetta a riposare in santa pace.
Avvicinatosi di nuovo al più grande Jean nota che ha cercato di spostarsi il più possibile verso la parete, ma anche in quel modo è praticamente impossibile che ci stiano entrambi su quel misero lettino. Sospirando si toglie le scarpe e si sdraia su un fianco, il viso rivolto verso Reiner, il corpo in una posizione talmente scomoda (sta cercando in tutti i modi di non toccare l'altro per non disturbarlo troppo!) che dubita riuscirà davvero a recuperare le forze.
È per poco... pensa.
Giusto il tempo di farlo addormentare.
E nel pensarlo osserva il biondo per un momento: ha ancora gli occhi aperti, rivolti al soffitto, lucidi.
«Ora vedi di dormire» lo apostrofa Jean con tono spiccio.
«Oppure non sarai in grado di fare niente e Eren ti farà il culo!»
Reiner sospira e annuisce appena, socchiudendo gli occhi.
Bene, si dice Jean, chiudendo anche lui gli occhi, ascoltando i loro respiri e lasciandosi cullare dal movimento della nave.
Non sa di preciso quanto tempo è passato, alla fine la stanchezza deve aver preso il sopravvento e deve essersi addormentato per davvero, ma quando Jean riapre a fatica gli occhi manca poco che getti un urlo; se non lo fa è solo per i suoi riflessi che lo bloccano, ricordandogli che Reiner sta dormendo.
La testa di Jean è appoggiata poco sotto quella del biondo (deve essersi mosso nel sonno!), il corpo appoggiato a quello del più grande nemmeno fossero...
A quei pensieri Jean percepisce il viso e le orecchie andare in fiamme e fa di tutto per allontanarsi da Reiner il più delicatamente possibile. Quando vi riesce, rimane seduto sul bordo del letto e lo osserva, ora può farlo, non lo vede nessuno, men che meno il diretto interessato.
Reiner ha perso peso, lo aveva già notato quando si trovava a Marley sotto copertura, ma ora sembra ancora più evidente. Il viso è smunto, i pettorali e le spalle sembrano essersi rimpiccioliti e accartocciati. Immagina che non deve essere stato facile tornare a Marley dopo aver fallito la sua missione a Paradis; poteva essere pure una delle armi più potenti di Marley, un Marleyano onorario, ma restava pur sempre un Eldiano, e questo avrebbe sempre fatto la differenza.
A questo Jean deve aggiungere le notizie avute tramite Eren e Zeke, i suoi problemi psicologici legati, lo comprende sempre di più dopo la notte precedente, al senso di colpa per le azioni compiute a Paradis.
Jean sospira e allunga timidamente la mano per sfiorare la guancia di Reiner, ma subito la ritrae quando lo sente mugugnare nel sonno. La notte precedente si è sfogato, lo ha colpito ripetutamente, lo ha odiato, ma dopo la battaglia contro gli Jeageristi si rende sempre più conto che loro due non sono poi così diversi.
È vero, Reiner ha ucciso il suo Marco, ma loro hanno ucciso Berholdt.
Chissà se tra Reiner e Bertholdt intercorreva lo stesso rapporto che avevano lui e Marco...
Si dice che prima o poi troverà il momento, e il coraggio, per chiederglielo. Sempre che sopravvivano a Eren, ovvio!
Un nuovo sospiro esce dalle labbra di Jean mentre si solleva in piedi. Si rende conto in quel momento che non vuole che Reiner muoia; sa che se dovesse sopravvivere non gli resterebbe molto tempo, ha pur sempre il potere del Gigante che lentamente lo sta conducendo verso la fine, eppure...
Eppure teme che, ora come ora, quell'idiota potrebbe gettarsi tra le fauci di Eren anche solo per espiare le sue colpe, e questa è l'ultima cosa che Jean vuole. Un tempo, forse, ma ora non più.
Si prefissa in quell'istante un nuovo obiettivo: durante la battaglia contro Eren deve guardare le spalle a Reiner, deve rimanergli vicino il più possibile ed evitare che compia qualche idiozia.
Sorride mestamente all'idea di lui, misero umano, che difende il Gigante Corazzato; è patetico, lo sa, ma può farlo, deve farlo.
Con questa idea in testa Jean volta le spalle a Reiner e esce dalla cuccetta il più silenziosamente possibile, nuovi obiettivi e nuove certezze nella mente, una nuova consapevolezza a guidarlo verso l'ultima battaglia.
