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The Door Between

Summary:

Nonostante il suo lavoro all'Ufficio Misteri, e la sua "quasi" stabile relazione con Ron, Hermione è più persa che mai. Quando un'ossessione con il Velo e una crescente relazione con Lucius Malfoy portano alla resurrezione di Sirius Black, Hermione si ritrova catapultata in un mondo che potrebbe avere le risposte che cerca...se riuscirà a trovarle nell'oscurità.

Traduzione della storia di ladydirewolf1

Notes:

Chapter 1

Notes:

(See the end of the chapter for notes.)

Chapter Text

Hermione sedeva sulla fredda panchina, una mano sotto il mento, l'altra punzecchiava distrattamente il buco sulle calze. Infilò il dito sotto il nylon nero e trasparente, grattandosi il polpaccio e domandandosi se riparare la calza oppure farla svanire dall'esistenza.

Calze, Hermione pensò amaramente. É il 1998, la magia esiste, e ogni strega del Ministero della Magia deve indossare calze come fossero un segno distintivo di professionalità nel mondo magico. Harry e Ron e ogni dannatissimo uomo all'interno del Ministero se la cavano con dei comodissimi pantaloni, mentre io sono bloccata con un pruriginoso, fastidioso e facilmente strappabile -- Hermione prese il filo di nylon sull'unghia e tirò all'insù. Il buco si apri, scomparendo sotto l'orlo dei suoi abiti grigi.

Fissó lo strappo per un lungo periodo, poi scosse la testa. Con un colpo di bacchetta e un Reparo sussurrato, la sua pelle scomparve sotto il nylon.

La sua attenzione ritornò alla stanza in cui era rimasta seduta per l'ultima mezz'ora della sua pausa pranzo. La Stanza della Morte era sempre vuota, salvo per l'occasionale Indicibile che passava per esperimenti infruttuosi. Sebbene quei momenti fossero programmati con largo anticipo e pubblicati nel promemoria mattutino che svolazzava per il dipartimento amministrativo dell'Ufficio Misteri. Oggi, era stata lasciata sola. Sola nel rigido freddo. Sola nella piacevole penombra. Sola con il silenzio e i suoi pensieri a riempirlo. Sola con il Velo, e la sensazione che ci fosse qualcuno dall'altro lato.

In quanto Indicibile lei stessa, sebbene fosse ancora una segretaria junior, Hermione aveva libero accesso alla Stanza della Morte. Certo, lei non aveva chiesto esplicitamente il permesso per entrare, ma molti dei suoi colleghi l'avevano vista entrare e uscire da quelle stanze. Nessuno aveva mai avuto nulla da ridire. In particolare, Gareth Greengrass, le mostrava un sorriso complice quando la incontrava nel corridoio che portava alla stanza. Forse anche lui si era rifugiato nel silenzio della stanza. Lei non lo chiese mai. E nessuno glielo chiese. Sebbene Hermione fosse emozionata quando ricevette la posizione nell'Agosto dopo la sconfitta di Voldemort, il lavoro in sé era...estremamente modesto. Hermione non era contraria all'idea di essere piazzata in un ufficio amministrativo, specialmente dopo che il suo mordace capo la signora Culpepper aveva dichiarato con fermezza che si trattava solo di un incarico temporaneo, in attesa che si liberasse una posizione di ricerca. Quella conversazione era avvenuta quattro mesi fa. Quattro mesi passati a  compilare rapporti, censurare informazioni e liquidare promemoria con un annoiato colpo di bacchetta.

Perlomeno aveva la sua ora di pausa pranzo.

Non che mangiasse effettivamente durante quell'ora-- uno spuntino veloce nel suo cubicolo era abbastanza, anche se da quando aveva cominciato a visitare la Stanza della Morte, non aveva più molto appetito. No, quell'ora poteva essere usata per cose importanti, come fissare il Velo, e domandarsi come ci fosse arrivata lì. Il lavoro. Il Ministero. La fine della guerra e tutto il dolore e la confusione e il lutto che ne derivavano. A volte lasciava cadere la borsa su una delle panchine e piangeva silenziosamente per un'ora. Altre volte, come oggi, si agitava e pensava. I maghi non avevano terapisti. Il Velo era diventato il suo, suppose. Perlomeno il Velo non faceva domande, a differenza delle poche persone con cui aveva provato a parlare.

Hermione sapeva che volevano solamente aiutare, ma non sapeva come. Come qualcuno potesse farlo. Molly era soffocante, Arthur si era fatto serio e nervoso, e Harry si era irrigidito, cosi irragionevolmente in colpa che Hermione era finita con il confortarlo. Ovviamente, aveva provato a parlare con Ron -- era il suo fidanzato dopo tutto. Ma quelle conversazioni finivano sempre con facce arrossate e litigi. Era meglio così. Lei non infastidiva gli altri con i suoi traumi e incubi. Loro non se ne andavano infelici per non essere riusciti ad aiutarla. Inoltre, tutti avevano il loro dolore. Nessuno aveva bisogno che lei aggiungesse il suo al mucchio.

Con uno sguardo al suo orologio--un delicato pezzo d'oro regalatole da Ginny dopo che la giovane donna aveva insisto sul fatto che non avrebbe mai indossato il regalo di compleanno-- Hermione si alzò dalla panchina. Le sue ginocchia scricchiolarono e le sue ossa schioccarono mentre allungava la schiena. Era tempo di tornare a redigere un rapporto piuttosto complicato destinato all'ufficio stampa. Non che rimarrà niente di interessante, quando avrò finito. Hermione aveva sempre ricevuto istruzione precise in materia. Sebbene il rapporto sulla potenza magica dei cervelli in stato comatoso fosse stato piuttosto avvincente, sapeva che le vere scoperte non sarebbero state rese pubbliche prima di un po' di tempo.

Stringendo la bacchetta e mettendosi la borsa a tacolla, Hermione iniziò l'ascesa lungo le file simili ad un anfiteatro, i tacchi a spillo risuonavano sulla pietra. In cima, si voltò verso il palco. L'arco era lì, muto come sempre. Hermione non credeva in un effettivo aldilà, biblico o magico. A quanto pare, è per questo che il Velo è sempre stato silenzioso con lei, a differenza di Harry o Luna. Il tessuto lacero tra le antiche pietre svolazzava debolmente, mosso dal vento.

Stringendo forte la bacchetta, Hermione si girò. Come le sue dita si chiusero sulla maniglia, un sussurro le giunse alle spalle.

"Hermione"

 Hermione si voltò di scatto, ma il Velo non era cambiato. Muto ancora una volta. Con un'espressione accigliata, Hermione spalancò la porta ed entrò nel corridoio di marmo nero che l'avrebbe riportata al resto del dipartimento. Ridicolo, pensò Hermione mentre marciava nel corridoio. Aveva trascorso troppo tempo nella Stanza della Morte, il suo cervello aveva cominciato a farle brutti scherzi. Aveva visitato la stanza giornalmente per quasi quattro mesi, e nemmeno una volta il Velo le aveva parlato. Non che se lo aspettasse -- non che lo desiderasse. La morte era qualcosa di lontano da questo mondo, qualcosa con cui non voleva avere a che fare per molto tempo. Hermione Granger non credeva nell'aldilà, e certamente non credeva che qualcuno laggiù volesse lei.

Anche se quella voce, si rese conto ora fermandosi di colpo, somigliava in modo inquietante a quella di Sirius Black.


Parole fluttuavano davanti agli occhi mentre Hermione batteva un'ultima frase con la bacchetta. L'inchiostro opaco si stendeva ordinatamente sulle lettere. Sorrise quando le lettere si asciugarono in pochi secondi.

Fatto—finalmente aveva finito con il rapporto. Almeno la sua parte: un altro Indicibile avrebbe rivisto le sue revisioni, per poi consegnarlo a qualche giornalista deluso della Gazzetta del Profeta.

Hermione si guardò intorno mentre raccoglieva il suo pranzo lasciato a metà e il libro che aveva sfogliato durante quella lenta mattina. Le altre segretarie se n'erano già andate, lasciando la griglia di cubicoli in mogano e vetro beatamente silenziosa dopo una giornata di chiacchiere. Quando arrivò, all'inizio di agosto, Hermione sperava di fare amicizia con alcuni dei suoi colleghi. Ma tra il suo status di eroina di guerra, e il gossip che ancora la circondavano come terzo del Trio d'Oro, le sue colleghe segretarie si erano per lo più tenute a distanza. Alcune erano nervose all'idea di parlare con lei, immaginò. Hermione aveva il suo nome sul giornale fin dal quarto anno. Altre, immaginò a giudicare dai loro sguardi duri e sorrisi falsi, odiavano quanto facilmente Hermione aveva ottenuto il suo incarico. Persino nella divisione segretarie, ogni mago o strega dell'Ufficio Misteri aveva lavorato duramente, sia ad Hogwarts che fuori. Arrivata con solo il sesto anno completato e dopo aver frettolosamente (ma meritatamente) frequentato il corso M.A.G.O., Hermione aveva un bersaglio sulla schiena.

Perlomeno ora, nessuno avrebbe scagliato maledizioni verso il bersaglio. Almeno ci sperava.

Camminò a passo svelto verso l'ascensore, sollevata di trovarlo vuoto. "Livello due, per favore" disse ad alta voce, prima di aggrapparsi al corrimano. Stamattina aveva programmato di cenare nella Londra babbana con Harry e Ron—in una nuova pizzeria di cui aveva sentito parlare due donne dell'Ufficio di Collegamento Babbani. I ragazzi sarebbero stati ancora nell'Ufficio Auror, ovviamente: tendevano a lavorare più tardi persino di Hermione.

A sorpresa, le porte si aprirono al piano superiore con un rumore metallico . Un uomo biondo la fissava.

Hermione fece involontariamente un passo indietro, nocche salde attorno alla bacchetta mentre alzava lo sguardo verso il volto di Lucius Malfoy. La magrezza e i capelli spettinati che aveva durante la Battaglia di Hogwarts erano scomparsi, sostituiti da una chioma lucente e da lineamenti più definiti. Se Hermione non l'avesse visto di persona quel giorno, avrebbe dato per scontato che la vita di quell'uomo non fosse mai andata in malora. Ma sapeva la verità. Dopo tre mesi ad Azkaban (che aveva ovviamente pagato, nonostante i tentativi di Kingsley di condannare definitivamente il Mangiamorte), il signor Malfoy era tornato alla sua villa per una libertà vigilata di due anni e gli arresti domiciliari. Narcissa e Draco se n'erano già andati quando lui era tornato a casa, secondo il Profeta. In America, in fuga dai loro errori.

Come —e perché, il signor Malfoy si trovasse ora nell'atrio del Ministero, in procinto di prendere un ascensore, Hermione non ne aveva idea.

Con sua sorpresa, il signor Malfoy, distolse lo sguardo, un'espressione turbata sul suo volto aristocratico. "Mi perdoni" mormorò educatamente.

Hermione sbatté le palpebre, confusa, prima di rendersi conto di star bloccando l'entrata. "Scusi" sussurrò, detestando il suono stridulo della sua voce.

"Non c'è bisogno di...scusarsi" disse lui rigidamente. Hermione si spostò verso destra, permettendo all'uomo di mettersi accanto a lei. "Livello due" disse a bassa voce.

É diretto verso l'UALM* anche lui, pensò, deglutendo il battito del cuore che le batteva in gola. Mentre gli ingranaggi cominciavano a girare e l'ascensore iniziava a salire, Hermione non poté fare a meno di lanciare un'occhiata all'uomo. Avrebbe dovuto essere rinchiuso in quella villa infame, a marcire nella sua prigione dorata. Eppure era lì accanto a lei, solo, e apparentemente indifferente al tumulto che le turbinava nella testa.

Il signor Malfoy si schiarì la gola, poi si mosse leggermente. Un lampo di rame attirò la sua attenzione, e il suo sguardo scivolò sull'orlo della sua veste. Sotto il tessuto verde smeraldo, una specie di cavigliera gli circondava la gamba dei pantaloni. Sebbene non ne fosse certa, Hermione pensò di sentire un debole ronzio provenire dal metallo. 

"Oh" espirò, arrossendo si rese conto di aver parlato ad alta voce. Come un dispositivo di localizzazione babbano. Probabilmente anche un inibitore magico. Forse il signor Malfoy era venuto per farsi controllare la cavigliera, o per rinforzarla. Anche se, in nome di Merlino, non aveva idea perché mai lo avessero lasciato solo.

Mentre l'ascensore saliva, Hermione cercò di ignorare il formicolio che le percorreva la schiena. Sognava ancora quel giorno alla villa. Sognava lui, lì in piedi, a guardare la lama di Bellatrix incidere una parola sulla sua pelle. Lo avrebbe sognato stanotte, realizzò Hermione con un brivido. Stanotte, lui avrebbe impugnato la lama, sorridendo mentre lei urlava.

Quando l'ascensore finalmente si aprì al Livello 2, Hermione si era quasi schiacciata contro la parete. "D-Dopo di lei" disse, gli occhi fissi sulla sua nuca. Basta balbettare, giurò, alzando il mento.

Le dita del signor Malfoy si contrassero e la sua testa si inclinò leggermente verso di lei. "Buona giornata, signorina Granger."

Hermione aspettò che i suoi passi scomparissero lungo il corridoio prima di avventurarsi fuori. Alcuni impiegati del Ministero la osservarono con curiosità, anche se non poteva essere certa se fosse perché l'avevano visto con il signor Malfoy o perché era lei.

Per fortuna, il signor Malfoy non aveva percorso il corridoio che portava all'Ufficio degli Auror. Il pavimento in parquet lucido brillava verso di lei con un riflesso distorto, a cui Hermione tenne gli occhi incollati mentre si affrettava. Finalmente raggiunse la targa dorata che indicava gli uffici degli Auror Junior e spalancò la porta.

Sorprendentemente, la stanza era vuota. I cubicoli erano simili ai suoi—tutti in vetro smerigliato e legno pregiato—anche se le carte sparse sulle scrivanie normalmente l'avrebbero fatta infuriare. Harry e Ron avevano un cubicolo ciascuno vicino alla porta, uno di fronte all'altro. Erano entrambi vuoti.

Con un'espressione accigliata, Hermione tornò nel corridoio. Forse sono andati via prima? Avevano deciso di incontrami in pizzeria? Il suo sguardo si posò su Proudfoot che le veniva incontro.

"Ciao Granger" disse, chinando il capo. Balzò in piedi, come se fosse stato colto alla sprovvista. Sebbene sorridesse, aveva le labbra sottili, e la fronte ulteriormente corrugata.

"Proudfoot". Osservò il fascicolo sotto il suo braccio prima di tornare a fissarlo. I suoi occhi blu scuro la fissavano impassibili, anche se immaginò fosse più dovuto al suo lavoro che alla sua presenza inaspettata. "Mi sarei dovuta incontrare con Harry e Ron qui, Sono già andati via con la metropolvere?"

"Credo di no—non nell'atrio almeno. Ho assegnato alcuni nuovi Auror ad un caso in Francia." Alzò lo sguardo, calcolando il tempo. "Dovrebbero stare via per le prossime...dodici ore circa"

Cercò di nascondere lo sgomento sul suo viso. Invece lo sentì sprofondare nello stomaco. "Oh, era un incarico dell'ultimo minuto?"

La studiò per un attimo prima di rivolgerle un sorriso incerto "Temo di no"

"Capisco. Bene, allora, ehm, me ne vado. Buona serata Proudfoot." Si voltò e andò via prima la sua pietà di avesse tempo di esprimersi.


Grimmauld Place era immutabilmente impolverata, irrimediabilmente piena di spifferi , e troppo grande perché tre diciannovenni potessero condividerla come si deve. Eppure era stata la sua casa dopo la guerra. Una casa, comunque. Hermione doveva ancora capire se quel posto potesse essere una vera casa. Alcuni spazi erano stati intrisi di troppo dolore per offrire un vero conforto.

Kreacher le servì degli avanzi di arrosto, che lei accettò senza lamentarsi. Harry trattava bene l'elfo, nonostante il suo ruolo durante la guerra. Hermione pensò che fosse solo perché aveva insisto con veemenza, quando si erano trasferiti lì l'estate scorsa. Nessuno aveva voluto litigare, allora. Non quando la guerra e le loro ferite erano ancora fresche. Le litigate e le discussioni arrivarono dopo, una volta sistemati nelle loro nuove vite. Hermione pensò che forse litigavano tutti di proposito, solo per darsi un senso di normalità. Solo che quando litigavano da bambini, si trattava di cose banali. Ora, quando gli unici argomenti erano la passione di Ron per il whisky incendiario, e la nuova abitudine di Harry di rollare le sigarette o il desiderio di lei di avere una camera separata da quella di Ron, litigare non era così gratificante.

Hermione infilzò una patata, desiderando che Ginny fosse li. Era tornata ad Hogwarts per il suo settimo anno e, sebbene scrivesse spesso, non era più la stessa cosa. Ginny portava la risata in ogni situazione, strappando persino qualche risatina a Hermione nei suoi giorni peggiori. Hermione credeva che le mancasse Ginny molto più che a Harry, visto che il suo lavoro lo portava ad occasionali viaggi ad Hogsmeade.

Se solo natale potesse arrivare più in fretta, rifletté Hermione, masticando la sua patata completamente infilzata. Avevano in programma di organizzare il Natale a Grimmauld Place quest'anno, visto che alla Tana stavano ancora terminando i lavori di ristrutturazione. Dopo che la casa dei Weasley fu gravemente danneggiata durante la guerra, Harry aveva insistito per usare i suoi fondi per pagare sia le riparazioni che gli ampiamenti. Ci vollero molte cene per convince i Weasley, e molti accenni a un imminente fidanzamento con una certa strega dai capelli rossi, ma alla fine Molly cedette.

Hermione si guardò intorno nella cucina in penombra, chiedendosi se non fosse il caso di iniziare a  pensare alle decorazioni natalizie. Era solo il dodici di Novembre, ma un po' di anticipo non guastava. Almeno poteva tenersi occupata con qualcosa di diverso dal crogiolarsi e fingere di leggere nella biblioteca di casa.

Dopo aver lavato i piatti all maniera babbana, Hermione iniziò a salire la scala scricchiolante fino al secondo piano. Le sue membra erano troppo pesanti mentre saliva, e il punto tra gli occhi le doleva per la lunga giornata di lavoro. Rendersi conto che Harry e Ron si erano dimenticati di dirle del loro viaggio di lavoro non alleviò il dolore.

In cima alle scale, Hermione guardò in basso verso la porta della sua camera da letto (aveva rivendicato una camera al secondo piano, mentre quella di Ron era al terzo), poi si voltò dall'altra parte. La stanza di Sirius si trovava lì. Si tormentò il labbro, le dita che sfioravano l'estremità curva della ringhiera, prima di fare un passo in avanti esitante.

Nessuno dormiva nella vecchia stanza di Sirius. Nessuno ci entrava più, tranne Kreacher quando la puliva controvoglia. Ma qualcosa dentro Hermione la spinse dentro, oltre il tappeto logoro e nell'oscurità.

Hermione accese la luce e le applique in ottone ai lati del letto si accesero. Fiamme vere guizzavano dietro il vetro sporco, le lampade a gas si collegavano magicamente all'interruttore della luce vicino alla porta. Lo sguardo di Hermione si posò sul copriletto scarlatto e oro, affossato al centro, dove un tempo Sirius doveva essersi sdraiato costantemente. Un rapido controllo delle altre due porte rivelò un bagno piastrellato di nero e una cabina armadio, quasi vuota a parte qualche vestaglia e gli abiti babbani di un uomo. La mano di Hermione indugiò sulla giacca di pelle, l'odore di whisky, tabacco e olio motore ancora presente dopo tutto quel tempo. Lasciò cadere i suoi vestiti sul pavimento dell'armadio ed entrò nuda in camera da letto. Le sue dita dei piedi si arricciarono sul morbido tappeto che Sirius doveva aver aggiunto in seguito, sorridendo alla vista dell'etichetta di Primark che spuntava di lato.

Con un gesto della bacchetta, Hermione spense le lampade e si infilò nel letto. Si rannicchiò sotto le coperte, con le ginocchia al petto e la bacchetta ancora stretta in una mano. Il silenzio era avvolgente, confortante. Le ricordava la Stanza della Morte, il tempo trascorso con il Velo.

Lei e Sirius erano stati amici, ma mai intimi. Lui l'aveva vista, però. Quegli occhi grigi che spesso brillavano negli anni dopo Azkaban avevano un modo di capire chiunque. Sirius poteva ascoltare con gli occhi. Poteva capire senza aver bisogno di sentire una parola. Sirius l'aveva vista, e oh, quanto desiderava sentire di nuovo quello sguardo caldo. Incontrare i suoi occhi, sentire una mano posarsi pesantemente sulla sua spalla. Stringerla più forte contro un petto di ossa e cuore pulsante. Sentirsi dire con quel basso mormorio che sarebbe andata bene, perché lui stava bene. Nessun uomo come quello meritava di essere rapito dalla Morte.

Hermione sprofondò ancora di più nel materasso, affondando il viso nelle lenzuola cremisi. Le coperte la abbracciarono e lei si strinse, ma non fu abbastanza. Le lacrime iniziarono a scorrere, calde e furiose. "Sirius", singhiozzò, con la bocca premuta contro il letto. Dove sei?

I suoi singhiozzi cessarono a un certo punto, quando le lenzuola furono fradice e la sua gola era irritata dal sale e dal moccio. Il sonno le afferrò la mente, spingendola verso la scogliera che sapeva portasse solo incubi. Era troppo stanca per combatterlo e si abbandonò alla stasi del sonno.

E nell'oscurità tra la veglia e il sonno, riuscì quasi a sentire la sua risposta.

"Aiutami, Hermione."

 

 

 

 

 

 

 
 

Notes:

Ciao a tutte/i, visto che non ho mai avuto il coraggio di scrivere storie mie, ho deciso di cominciare a tradurre varie storie che ho amato nel corso dei miei lunghi anni su AO3. Se avete feedback, correzioni (potrebbe sfuggirmi qualcosa) per favore fatemelo notare, ho cercato di seguire lo stile originale cercando di cambiare il meno possibile. Buona lettura : )

*UALM:Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia