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Red like roses

Summary:

Le pillole dovevano fermare questo tipo di interazioni. Aveva costretto sua madre e suo padre a procurargliele dopo quel giorno ed avevano sempre funzionato da anni.
Funzionano ancora, le disse il suo cervello. Non sentiva gli odori di nessun altro.
Questa ragazzina tutto colori e sorrisi era davvero così forte? Era davvero così diversa?
o
Una rivisitazione (più o meno) della prima stagione di Wednesday ma nell'universo Alpha/Beta/Omega

Notes:

Uh allora... ciao di nuovo e benvenuti in questa rivisitazione della prima stagione di Wednesday. Ho ripreso alcune parti principali che varierò perché si ma in chiave ABO. (AMO questo universo e il fatto che Enid sia un alpha canon rende tutto canon per me) (E non scordiamoci dell'account twitter ufficiale che ha definito Wednesday la sua omega sorry not sorry)

Chapter 1: Chapter 1

Chapter Text

Wednesday odiava i suoi genitori.
Beh, non è che li odiava solo... non era loro fan in questo momento.
Seduta nella macchina di famiglia era intenta a lanciare sguardi assassini a sua madre e suo padre che ridevano e tubavano dall'altra parte dei sedili.
“Vedrai che ti troverai bene, mio piccolo scorpione velenoso.” Tubò Gomez mentre stringeva il braccio di sua moglie e lo accarezzava lascivamente.
“Nevermore è il posto dove ci siamo incontrati ed innamorati.” Sospirò sognante l'uomo.
Morticia la guardò con uno dei suoi soliti sguardi indagatori.
Wednesday continuava a sentirsi completamente a disagio da quello sguardo ma era diventata più brava a nascondere i suoi sentimenti e a non farsi scoprire da sua madre.
Manteneva una facciata di odio e disgusto mentre sosteneva lo sguardo infelice della madre. Morticia sembrava sempre sapere più di quello che diceva e Wednesday si sentiva sempre sotto giudizio da sua madre.
“Non seguirò i vostri lasciti.” Disse secca mentre socchiudeva gli occhi disgustata dall'ennesimo gesto affettuoso dei suoi genitori. Gomez aveva allargato le braccia e Morticia ci si era infilata dentro con sguardo sognante.
“Non sarò la pedina nel vostro stupido gioco di rievocazione della vostra gioventù. Io sono diversa da voi, non mi piegherò all'affetto o all'amore. Studierò e imparerò quello che devo e mi diplomerò velocemente.”
Era seria, maledettamente seria. Non avrebbe mai dato tale soddisfazione ai suoi genitori. Nevermore sarebbe stato l'ennesimo esperimento sociale, avrebbe studiato, osservato gli adolescenti in preda agli ormoni e alle loro emozioni e se ne sarebbe andata ancor prima che qualcuno si fosse interessata a lei.
Non aveva in programma di legarsi a nessuno e nessuno sarebbe stato così pazzo da legarsi a lei.
Era semplice, decisa ed indolore. Si trattava solo di restare in quell'edificio per tre anni. Ci sarebbe riuscita.
Quando svoltarono si affacciò al finestrino e vide la facciata d'ingresso della scuola. L'architettura, pensò, era almeno nelle sue corde. La facciata gotica si presentò a lei in tutta la sua bellezza. Rimase sconcertata nel vedere le guglie e il leggero decadimento dei muri strutturali. Forse questa scuola non era così brutta come pensava. Certo, la sua idea era seguire le lezioni e rintanarsi nella sua stanza a scrivere senza disturbi di nessuno ma supponeva di potersi godere l'architettura dark della scuola.
Quando la macchina si fermò si prese tutto il suo tempo per scendere con relativa calma. I suoi genitori la aspettavano con trepidazione e lei, per puro dispetto, decise di fare le cose con i suoi tempi. Osservava come un corvo su una rupe quelli che sarebbero diventati i suoi compagni di classe, mai i suoi amici, chiacchierare in quello che molto probabilmente era il cortile della scuola. Riconobbe qualche classe di emarginati, i vampiri, che bevevano le loro sacche di sangue mentre chiacchieravano seduti ad un tavolo.
Non li degnò di un secondo sguardo mentre seguiva con malavoglia i genitori nell'ufficio del preside.
I corridoi erano alti e maestosi. Gli unici colori della scuola erano il viola e il rosso oltre il nero e il grigio. Era sicuramente meglio della sua vecchia scuola pubblica del New Jersey.
Svoltarono verso la presidenza e furono fermati da una giovane donna che sorrise loro.
“La preside Weems è pronta per ricevervi.” Fece cenno loro indicando l'enorme porta in legno. Morticia e Gomez fecero entrambi un cenno di assenso sorridendo mentre entrarono nella stanza seguiti da Wednesday.
La preside era una donna alta e dallo sguardo austero.
“Signori Addams” Iniziò facendo segno di accomodarsi. Il suo sguardo si posò sui suoi genitori e Wednesday intravide una nota di risentimento mentre osservava sua madre. Si conoscevano.
“Wednesday, prego accomodati.” I suoi genitori si sedettero ai loro posti mentre Wednesday rimase in piedi dietro sua madre.
“Larissa” Provò sua madre ma lo sguardo della preside divenne ancora più cupo. “Dobbiamo proprio essere così formali?” Chiese la madre ignorando le occhiate della preside con garbo.
“Signora Addams.” La preside, Larissa, tenne un tono grave mentre annuiva. “In questa struttura non sono più la tua ex coinquilina, credo che un distaccamento sia necessario per mantenere ben definiti i ruoli.”
Morticia annuì e Wednesday intravide una morsa di rimorso negli occhi di sua madre. Strano. Pensò, nessuno riusciva a turbare sua madre se non suo padre. Queste due donne condividevano qualcosa.
“Ora, dimentichiamo le rimembranze passate,” Porse loro una serie di documenti che i suoi genitori analizzarono attentamente. “Wednesday rimarrà con noi fino a fine semestre. Capisco le attenuanti del suo trasferimento e ho già trovato la terapeuta per ottemperare a ciò che è stato richiesto dal tribunale.”
Se Wednesday fosse stata meno attenta a nascondere le sue emozioni sarebbe sobbalzata dalla sorpresa. I suoi genitori non solo l'avevano costretta ad iscriversi in questa scuola ma ora sarebbe stata costretta anche a presenziare a delle sedute psicologiche.
Mandò uno sguardo truce a suo padre che le sorrise sotto i suoi infimi baffetti. Maledetti.
“La dottoressa Kinbott è un'esperta in psiche degli emarginati. È entrata in contatto con numerosi studenti e ha sempre avuto ottimi risultati.” Poi si voltò finalmente verso Wednesday per la prima volta. “Confido che farai il necessario per osservare le disposizioni del tribunale, giusto?”
Wednesday la guardò con sguardo inespressivo senza neanche risponderle.
“Wednesday seguirà con attenzione tutti i protocolli della scuola e si impegnerà nelle sedute con la dottoressa Kinbott, vero Wednesday?” Sua madre si rivolse a lei melliflua ma Wednesday sbuffò.
“Benissimo. Ora vi accompagno alla sua stanza. Se vogliate seguirmi.” La preside Weems si alzò dalla sedia e si avviò verso i corridoi. L'intera famiglia Addams li seguiva verso i tortuosi corridoi della scuola. Wednesday aveva notato alcuni degli studenti che osservavano i loro movimenti. Non concesse loro neanche un secondo sguardo. Si ritrovò fuori a quella che sarebbe stata la sua stanza per i prossimi tre anni. Si sentiva nervosa, anche se nessuno poteva dirlo dal suo atteggiamento.
Quando la preside aprì la porta entrò seguita dalla sua famiglia e si congelò nel vedere il tripudio di colori che soffocava un lato della stanza.
“Lei è Enid Sinclair.” La preside parlò e Wednesday si congelò nell'osservare la ragazza che saltò dalla scrivania e si dirigeva verso di lei. Intravide un portatile acceso e delle parole su di esso. “Sarà la tua compagna di stanza.” La preside parlava ma Wednesday smise di prestare attenzione. Il suo sguardo, la sua mente e il suo corpo erano proiettati verso la figura bionda che si dirigeva verso di lei.
“Ciao compagna di stanza!” La voce era incredibilmente alta ed acuta. “Ti senti bene, sei molto pallida.” Le disse la bionda, Enid.
“Wednesday sembra sempre mezza morta.” Rispose per lei il padre.
Enid fu sorpresa da quelle parole ma annuì.
Wednesday sentiva già un forte mal di testa sorprenderle le membra. La ragazza aprì le braccia come per abbracciarla e lei fece istintivamente un passo indietro.
“Niente abbracci, capito” La ragazza sorrise e Wednesday notò i suoi canini sporgenti.
La stessa ragazza annusò l'aria ed aggrottò le sopracciglia confusa. “Strano.” Borbottò silenziosamente e quasi nessuno la sentì.
Wednesday chiuse gli occhi sospettosa.
“Ti prego di scusarla, Wednesday è allergica ai colori.” Morticia prese la parola.
“Oh wow, che ti succede?” La voce era curiosa.
“Mi viene l'orticaria e mi si stacca la pelle dalle ossa” Wednesday parlò senza esprimere un singolo sentimento.
La coinquilina, Enid, annuì.
“Per fortuna ti abbiamo ordinato una divisa speciale.” Rispose Weems allora. “Enid, perché non la accompagni a prenderla e le fai fare un giro della scuola?” La preside rivolse alla ragazza un sorriso di circostanza.
La bionda annuì e si incamminò seguita da Wednesday.

“Spero che ti piaccia la tua nuova sistemazione!” Sorrise di nuovo guardando la sua coinquilina.
Wednesday fumava dalla rabbia. Certo, nessuno se ne sarebbe accorto senza conoscerla ma era completamente irata. Era convinta che sarebbe rimasta in una stanza da sola per i prossimi tre anni e ora si ritrovava a condividere i suoi spazi con niente di meno che Barbie arcobaleno.
“Sarà un immenso strazio condividere la stanza con te, Enid Sinclair.” Borbottò.
Enid la guardò un po' offesa ma le sorrise ugualmente. “Enid va bene. Non c'è bisogno di usare anche il cognome.” Si voltò verso di lei e camminò all'indietro. “Posso chiamarti Wends?”
Il sopracciglio di Wednesday vibrò di nervoso. Strano pensò la bruna. Era da parecchio che nessuno riusciva a farla emozionare con questi sentimenti. Di solito gli altri erano una macchia grigia mentre questa ragazza era diversa, lo sentiva.
“Solo se vuoi che ti uccida mentre dormi strangolandoti nelle tue stesse coperte.” La risposta fu gelida. Enid ebbe un brivido di freddo ma si riprese subito sorridendole di nuovo. Questa ragazza non aveva paura di lei. Doveva cambiare. Immaginava che riempirle il letto di ragni l'avrebbe fatta rinsavire.
Enid la trascinò per la scuola spiegandole i vari posti principali per poi condurle nel cortile.
“Questo è il quad.” Disse sempre con il suo sorriso in faccia.
“È un pentagono.” Rispose apatica.
Enid la guardò quasi esasperata.
“Ehy Enid!” La bionda si voltò verso un voce maschile sconosciuta.
Wednesday aggrottò il naso quando uno sbuffo di erba la inondò.
“Ho sentito che la tua nuova coinquilina è una psicopatica.” Wednesday si prese il suo tempo per osservare il ragazzo. Aveva un cappuccio in testa, un gorgone, pensò mentre lo vedeva muoversi scioccamente.
“Si dice che nella vecchia scuola abbia ucciso tre tizi.” Sentì Enid vibrare e si compiacque ma la vide anche sorridere scioccamente al ragazzo. Non seppe cosa stava succedendo ma vederlo le dava fastidio. Fece un passo avanti e si palesò.
“Wow, sei come un filtro in bianco e nero.” Borbottò lui.
Wednesday ebbe la conferma. Era un cretino.
“Ajax...” La voce di Enid si fece più acuta e Wednesday sentì di nuovo quello strano fastidio alla pancia. “Lei è Wednesday.” La bionda si rivolse verso di lei e la bruna la osservò negli occhi. “Wednesday, lui è Ajax.” Il ragazzo le porse la mano ma lei non si preoccupò di ricambiare.
Distolse con forza lo sguardo dalla bionda per guardare il ragazzo che scioccamente le porgeva ancora la mano.
Incrociò le braccia al petto e si incamminò diretta verso la sua stanza lasciando i due lì.
Enid si premurò di seguirla indirizzandola quando si perse. Non era una cosa che le accadeva spesso, perdersi, ma Wednesday sentiva che qualcosa non era al posto giusto.
Quando arrivò nella sua stanza iniziò a disfare le valigie che Lurch aveva sistemato per lei. Si rifece il letto con assoluto silenzio ed Enid oltrepassò il suo lato della stanza per aiutarla.
La guardò gelidamente e la ragazza fece un passo indietro. Si sistemò sulla sua scrivania e accese una musica irritante dal suo portatile mentre digitava con foga. Lanciò un occhiata al portatile e rivide la stessa pagina di prima.
Rifece meticolosamente il letto infilando le lenzuola agli angoli con una inclinazione di quarantacinque gradi perfetti e prese le sue coperte. Si era portata il piumino direttamente da casa sua. Forse un modo per sentirsi più a casa.
Non notò il naso di Enid che si contraeva incredulo verso di lei mentre la guardava sospettosa.
Dopo aver rifatto il letto andò verso il centro della stanza e si sentì aggredire dalle luci della finestra. La pelle le prudeva leggermente e si sentiva fastidiosa.
Pochi minuti dopo Enid si alzò dal suo posto e le sorrise ancora.
“Devo andare alla lezione di scherma! Posso lasciarti sola?” Domandò la ragazza un po' in apprensione.
Wednesday la osservò senza sentimenti.
“Ritengo che la solitudine sia un'ottima amica nel mio caso.” Si voltò verso la sua scrivania ed iniziò a spacchettare i suoi borsoni con i vestiti.
Enid annuì ed uscì dalla stanza confusa. Sulla porta vide Enid annusare leggermente la stanza prima di scuotere la testa e chiudersi la porta alle spalle.
Finalmente immersa nel silenzio prese la sua macchina da scrivere e la sistemò sulla scrivania. La pelle le prudeva. Prese una delle lamette dal suo stivale e si premurò per risolvere uno dei problemi principali. Iniziò dalla sua parte. Iniziò a togliere gli adesivi colorati dal vetro della finestra sentendosi già meglio quando la sua parte della stanza assunse un tono più monocromatico. Prese del nastro adesivo, di quelli che aveva per far tacere le sue vittime e con uno sbuffo decise di sacrificarne un po' per dividere gli ambienti.
Quando Enid rientrò e vide la sua stanza lo sguardo di smarrimento ed orrore fu un nettare divino per Wednesday.
“Che hai combinato?” Domandò la ragazza. Wednesday sentiva la sua ira crescere e si crogiolava.
“Ho deciso di risistemare la mia stanza.” Disse senza particolare emozione. “Era troppo colorata per me.”
La bionda osservò il vetro della finestra con un po' di rimpianto. “Era davvero necessario?” Osservò poi il nastro adesivo. “E questo?”
Wednesday si avvicinò a lei con il mento alto. “Serve per dividere la stanza. Non potrai attraversarlo se non sotto mio esplicito invito.”
Enid ringhiò e il suo primo istinto fu quello di abbassare la testa ma si trattenne. Cazzo. Come era possibile? I suoi genitori avevano davvero fatto uno sbaglio così grossolano?
Con tutte le sue forze tenne il mento alto mentre osservava la bionda sbuffare irata.
Si voltò per nascondere il suo terrore. “Dedico un'ora al giorno alla scrittura del mio romanzo, sarebbe preferibile che tu non ci sia o che rimanessi in silenzio per quell'ora.” Corse via dalla ragazza. Enid stava inconsciamente rilasciando ferormoni e, seppur leggermente, Wednesday li sentiva forti e chiari. Erano muschiati con un retrogusto di cioccolato fondente. Wednesday si ritrovò ad annusarli a pieni polmoni sorpresa dal suo gesto. Si sedette sulla scrivania e provò a digitare qualche tasto.
Enid sbuffò nervosa e accese di nuovo la musica alzando il volume e iniziando a ballare.
Wednesday si alzò verso di lei irata, come si permetteva questa bambina a mancarle di rispetto così?
Quando le fu di fronte la ragazza fece fuoriuscire gli artigli. “Attenta, questa gattina ha gli artigli e non ho paura ad usarli contro di te.”
Wednesday trattenne un brivido e strinse le cosce all'ondata di ferormoni che si irradiavano da Enid.
Il suo collo stava irrimediabilmente per piegarsi esponendola quando la porta della loro stanza si aprì salvandola dalla situazione.
Una donna rossiccia e con gli stivali sporchi si presentò loro come la professoressa Thornhill, madre del dormitorio. I ferormoni di Enid si placarono con enorme sollievo di Wednesday che rivolse alla rossa tutta la sua attenzione.

Quandola professoressa la lasciò sistemò il nuovo vaso contenente una dalia nera sul bancone e si voltò verso la scrivania.
Enid giocherellava sul suo letto con il cellulare.
“Mi dispiace.” Sentì dire dall'altro lato della stanza. “Non volevo aggredirti così. Solo...” Guardò la finestra sconsolata. “Potevi chiederlo, avrei capito ed avremmo potuto farlo insieme.” Le disse. Wednesday osservò anche lei la finestra.
“Mi scuso anch'io.” Fu monotona. “La prossima volta che intendo apportare modifiche alla nostra sistemazione provvederò ad avvisarti prima.”
Enid le sorrise dall'altra parte della stanza e Wednesday sentì un odore diverso nell'aria.
Immediatamente portò una mano al cassetto della scrivania per controllare il barattolo delle pillole. Erano intatte e non scadute. Perché sentiva quest'odore? E perché ne era attratta come una falena verso il fuoco?
“È una promessa?” Enid la guardò con uno sguardo di attesa.
Wednesday aggrottò un sopracciglio e si voltò di nuovo verso la sua macchina da scrivere senza degnarle di una risposta.
Sentì Enid ridacchiare e riprese a scrivere.
Quando fu l'ora di dormire Wednesday prese una pillola velocemente senz'acqua, adorava sentirla scendere in gola con la minaccia di soffocarla ogni volta, e richiuse il cassetto con la chiave. Andò in bagno per cambiarsi e uscì con il pigiama. Enid dormiva già da un po' e Wednesday si permise di osservare la bionda dall'altra parte della stanza.
Sembrava una persona come tutte le altre quindi perché sentiva il suo odore? Perché le sembrava di conoscere quell'odore? Le pillole dovevano fermare questo tipo di interazioni. Aveva costretto sua madre e suo padre a procurargliele dopo quel giorno ed avevano sempre funzionato da anni.
Funzionano ancora, le disse il suo cervello. Non sentiva gli odori di nessun altro.
Questa ragazzina tutto colori e sorrisi era davvero così forte? Era davvero così diversa?
L'Omega di Wednesday sembrava impazzito.
Possibile che sotto tutta quell'aria da abbracci e coccole si nascondesse un'Alpha senza eguali?