Actions

Work Header

L'ultima Sigaretta

Summary:

ATTENZIONE!! CONTIENE SPOILER DELL'ARCHON QUEST 6.6!!

Work Text:

 La tormenta di neve oltre le grandi finestre si abbatteva contro il palazzo con una violenza inaudita, andando in netto contrasto con la quiete soffusa dei corridoi interni.

Il Dottore avanzava a passo lento e sicuro, le mani incrociate dietro la schiena e il volto nascosto dalla solita maschera metallica. 

Compostezza impeccabile e silenzio assoluto.

Pantalone lo aveva invitato in camera sua per un tè e per discutere di alcune questioni lavorative.

L'idea di sottrarre tempo ai propri esperimenti non lo entusiasmava particolarmente, ma difficilmente rifiutava del buon tè. Inoltre, mantenersi nelle grazie del Regratore gli era più che conveniente.

Dopotutto, era uno dei pochi, se non l'unico, dei suoi colleghi a concedergli qualcosa ce somigliava vagamente alla fiducia.

L'unico tanto miserabile quanto lui che non batteva ciglio di fronte alle sue cavie umane.

E soprattutto, era colui che finanziava i suoi progetti.

Era in ritardo.

Di due minuti e quarantasette secondi, scoccati esattamente nell'istante in cui bussò due volte alla porta.

Ci volle qualche secondo prima che si aprisse.

E quando lo fece, Dottore sgranò gli occhi coperti dalla maschera.

Pantalone aveva tutta l'aria di essersi appena alzato dal letto.

Niente occhiali. Nessun solito abito elegante.

Solo una leggera vestaglia di seta color viola freddo, indossata in fretta e lasciata aperta sul petto con una noncuranza quasi provocatoria.

Dopo un istante di silenzio contemplativo, Dottore parlò, costretto a sollevare appena il capo per incrociare gli occhi dell'altro a causa dei centimetri di altezza che li separavano.

''Ti eri forse dimenticato del nostro incontro?''

''No.'' sospirò Pantalone, poggiandosi allo stipite della porta. ''Non pensavo venissi davvero.'' ammise con un mezzo sorriso.

''Avrei rifiutato, in quel caso.''

Pantalone rise piano, lasciando scivolare lo sguardo lungo la sua figura.

''Sei in ritardo. Di almeno cinque minuti.''

''Due minuti e quarantasette secondi. Per l'esattezza.'' corresse Dottore, con una puntualizzazione quasi offesa.

Un sopracciglio scuro dell'altro si sollevò lentamente.

''E' comunque troppo. Non lo sai che il tempo è denaro?''

Dottore rise di rimando, incrociando le braccia.

''E chi sono io per contraddire il Regratore in persona?'

Il sospiro divertito di Pantalone riempì il silenzio, intanto che con un cenno composto lo invitava finalmente ad entrare.

Il Dottore attraversò la soglia, lasciando che l'odore di tè caldo e seta pulita gli si insinuasse nei sensi.

''Prego, accomodati.'' disse Pantalone, chiudendosi la porta alle spalle e indicando una delle poltrone accanto al tavolino sistemato a pochi passi dal letto.

Le coperte ancora disfatte tradivano chiaramente il fatto che si fosse alzato in fretta per aprirgli.

Il Luminare prese posto, lasciandosi cadere il cappotto di dosso e poggiandolo sulla spalliera della poltrona, mentre osservava con attenzione la cura con cui si rimetteva gli occhiali e gli versava del tè ancora fumante in una tazzina.

Dopo essersi servito a sua volta, Pantalone si accomodò di fronte a lui, accavallando lentamente le gambe nude.

Lo sguardo del Dottore si adagiò su esse approfittando della barriera metallica che gli copriva gli occhi.

''Mi aspettavo di trovarti in condizioni più... decenti.'' commentò, vagamente divertito mentre mandava giù un piccolo sorso dalla tazzina.

Pantalone sorrise piano, poggiando un gomito sul bracciolo della poltrona.

''Siamo colleghi da così tanti anni. Credo non serva più fingere un certo pudore.''

Poi inclinò leggermente il capo, osservandolo con attenzione.

''Tu invece sembri più composto del solito.''

''E' una critica?''

''Un'osservazione.''

Dottore lasciò uscire un breve sospiro divertito.

''Mi stai osservando molto stasera.''

''E' difficile ignorarti quando entri in una stanza contando ossessivamente perfino i secondi del ritardo.''

''E' precisione. Non ossessione.''

''Mh.'' Pantalone fece vagare lentamente lo sguardo su di lui mentre faceva oscillare distrattamente una gamba.

''La differenza è sottile.''

Silenzio.

Il vento colpì appena i vetri.

Dottore portò di nuovo la tazza alle labbra, ma il suo sguardo rimase fermo sull'altro.

''E tu?'' domandò infine.

''Io cosa?''

''Ti sei svestito perché pensavi davvero che non sarei venuto... o per accogliermi così tentando deliberatamente di distrarmi?''

Pantalone sorrise. Quella domanda lo aveva divertito più del dovuto.

''Non credevo che il grande Luminare fosse così facilmente distraibile.''

''Non lo sono.''

''Eppure continui a guardarmi le gambe.''

Dottore esitò.

Solo per un momento.

Poi si lasciò scappare una risata bassa.

''E cosa ti fa dedurre che lo stia facendo?''

''Quattro secondi.'' disse Pantalone, allargando il suo sorriso.

''Quattro secondi?''

''Hai esitato per quattro secondi prima di rispondere. Questo me lo fa dedurre.''

Dottore rimase immobile, con la tazzina sospesa a pochi centimetri dalle labbra.

Per un istante, sembrò quasi infastidito di esser stato letto con tanta facilità.

Poi abbassò lentamente la tazza.

''O forse ti stai semplicemente montando la testa.''

''E tu stai evitando di negarlo.''

Il sorriso di Pantalone si fece più morbido. Più calmo. Più pericoloso.

Dottore lo osservò in silenzio, lasciando per un momento solo il vento della bufera a riempire quello spazio vuoto fra loro.

Pantalone sostenne il suo sguardo ancora per qualche secondo.

Poi cambiò posizione sulla poltrona.

Il movimento lento delle gambe bastò a far scivolare la vestaglia quel poco necessario che mostrasse più pelle del dovuto.

Dottore seguì il gesto senza nemmeno accorgersene.

O forse sì.

Perchè il suo sguardo rimase fermo lì per più tempo del necessario.

Naturalmente, Pantalone lo notò.

Gli occhi cremisi del Luminare si mossero senza fretta lungo tutta la sua figura.

Dalle gambe nude alla piega della vestaglia, fino a posarsi sul collo scoperto.

''Attento'' mormorò poi, poggiando distrattamente la tazza sul tavolino.

''Potresti attirare attenzioni indesiderate continuando così.''

La risata di Pantalone fu bassa. Quasi soddisfatta.

Le sue dita scivolarono lentamente lungo il bordo della vestaglia, aprendola appena di più.

Quel tanto che bastava.

Quel tanto che bastava a rendere evidente una cosa sola.

Sotto non indossava altro.

''Indesiderate?'' ripetè piano, sfiorando distrattamente con la punta delle dita la propria eccitazione ormai ben visibile sotto il tessuto.

Poi sollevò lo sguardo verso di lui, lasciandogli addosso quel sorriso elegante e sfacciato allo stesso tempo.

''Magari invece è l'esatto opposto.''

Dottore tacque per un momento.

Poi si appoggiò meglio contro lo schienale della poltrona, accennando un sorriso complice.

''Allora sei perfettamente consapevole di quello che stai facendo.''

'' Sta funzionando?'' domandò Pantalone a bassa voce.

Scavallò lentamente le gambe, aprendole appena in una posa tanto composta quanto velatamente indecente. Poi poggiò il volto contro il dorso della mano.

Il Luminare si morse appena il labbro inferiore in un mezzo sorriso.

Divertito.

Forse un po' troppo.

''Dipende.'' mormorò.

Pantalone mantenne saldo quel sorriso provocatorio sulle labbra.

''Da cosa?''

''Da quanto hai intenzione di spingerti oltre...questo.''

''E tu quanto hai intenzione di fare una pessima scelta?''

''Sono il Luminare delle pessime scelte.'' ammise Dottore senza esitazione.

Posò la tazzina sul tavolino con un lieve tintinnio e si alzò dalla poltrona.

Con calma. Troppa... calma.

Pantalone seguì ogni suo movimento senza smettere di sorridere, ma il modo in cui le sue dita strinsero appena il tessuto del bracciolo tradì un filo di tensione.

Dottore gli si fermò davanti, abbastanza vicino da obbligarlo a sollevare il mento per continuare a guardarlo.

''E tu...'' mormorò piano ''Stasera sembri particolarmente intenzionato a diventare una di esse.''

Pantalone inarcò un sopracciglio.

''E questo ti disturba?''

''No.''

Una pausa.

Poi il suo ghigno si allargò appena sotto la maschera.

''Mi preoccupa quanto poco mi disturbi.''

Pantalone sospirò una risata bassa.

Lentamente sollevò una mano, insinuando due dita tra l'anello metallico del choker di Dottore e la pelle del collo.

Lo tirò piano, facendolo inclinare verso di lui.

''Allora credo che tu sia troppo vestito.'' sussurrò.

Dottore non esitò.

Portò rapidamente la mano ai bottoni della camicia, ma ebbe il tempo di slacciarne uno soltanto prima che Pantalone lo tirasse ancora più vicino.

''Questa..'' mormorò il Regratore, sfiorando con un dito il bordo della maschera ''Mi disturba molto più della tua camicia.''

Dottore sorrise complice. Quasi compiaciuto.

Poi si tolse la maschera con un gesto lento, lasciandola cadere distrattamente alle sue spalle come qualcosa priva di importanza.

Le sue iridi scarlatte incontrarono quelle ametista di Pantalone.

E il silenzio tra loro sembrò parlare.

''Molto meglio..'' mormorò il corvino, tirandolo ancora un po' , abbastanza da far mischiare i loro respiri.

Dottore non rispose, o meglio , lo fece senza bisogno di parole.

Gli afferrò il volto e si gettò sulle sue labbra con una fame improvvisa, quasi brutale nella sua urgenza.

Pantalone si irrigidì appena per la sorpresa, ma il momento durò poco. La sua mano scivolò dietro la sua nuca, trattenendolo lì, approfondendo il bacio con una calma che contrastava perfettamente l'impazienza dell'altro.

Quando si separarono per riprendere fiato, una breve risata vibrò sulle labbra di Pantalone.

''E questo cos'era?'' domandò piano. ''Un modo per garantirti i finanziamenti?''

''No.'' rispose secco Dottore, rubandogli subito un altro bacio più breve e affamato. ''Solo un modo per godermeli meglio.''

La frase si spezzò contro il collo di Pantalone, dove le sue labbra scesero subito dopo, lasciando una scia di baci umidi e morsi accennati.

Il contrasto del contatto tra il suo corpo ancora troppo vestito a quello quasi scoperto di Pantalone era insopportabilmente piacevole.

Le mani del Regratore si chiusero sui suoi fianchi con forza, trattenendolo contro di sé come se temesse davvero che potesse sfuggirli.

Intanto Dottore continuava a scendere.

Dal collo.

Al petto.

Sempre più giù.

Fino a inginocchiarsi di fronte a lui.

Sollevò lo sguardo e il sorriso che gli piegò le labbra era carico di una malizia quasi inquietante mentre apriva del tutto la vestaglia dell'altro, lasciando finalmente scoperta l'eccitazione che fino a quel momento aveva solo immaginato.

Quando vi lasciò sopra un bacio lento, Pantalone inspirò appena, trattenendo il respiro in un sorriso smorzato.

''Adoro vederti così.'' mormorò, sfiorandogli il volto con una mano con la stessa delicatezza con cui la rugiada gelida si poggia sui fili d'erba.

Dottore inclinò appena il capo contro quel tocco, accogliendolo.

''Non ti ci abituare.''

''E se invece volessi farlo?''

Le labbra del Dottore si piegarono in un sorriso di sfida.

''Allora dovrebbe valerne davvero la pena.''

Una pausa. Per un istante Pantalone rimase immobile a guardarlo.

Poi si alzò lentamente dalla poltrona.

Gli riafferrò il choker con decisione e lo costrinse a rimettersi in piedi, spingendolo all'indietro fino al bordo del letto.

Stavolta il suo sguardo aveva perso quasi del tutto quella calma elegante.

''Allora facciamo in modo che la valga tutta.''

Dottore rimase contro il bordo del letto, osservandolo dal basso verso l'alto.

Nessun cenno di imbarazzo.

Solo quella solita, irritante sicurezza.

Pantalone gli teneva ancora il choker stretto tra le dita, abbastanza stretto da sentirne il respiro cambiare sotto la pressione.

''Sai una cosa interessante?'' mormorò, inclinando appena il capo.

''Hm?''

''Passi più della metà del tuo tempo a comportarti come qualcosa di superiore a chiunque altro..''

Le dita sul choker si serrarono con più forza.

''Eppure quando qualcuno finalmente osa trattarti senza rispetto..''

Lo spinse lentamente a sedersi sul materasso.

''...sembra quasi che ti piaccia troppo.''

Gli occhi cremisi del Dottore brillarono di qualcosa di più intenso. Più vivo.

Più affamato.

''Magari è quel qualcuno a piacermi troppo.'' disse piano.

Pantalone sorrise.

''Questo tuo tono arrogante smetterà mai di renderti insopportabilmente provocante?''

''Dubito.''

Dottore si lasciò andare all'indietro quel tanto che bastava per appoggiarsi con le mani sul letto, mantenendo comunque lo sguardo su di lui.

Poi i suoi occhi vagarono ancora una volta sulla figura in piedi dinanzi a lui, senza fretta e stavolta senza barriere.

Sulla vestaglia aperta.

Sulla pelle scoperta.

Fino a tornare ai suoi occhi.

''E tu?'' domandò infine. ''Quanto ancora hai intenzione di fissarmi invece di fare qualcosa?''

Silenzio.

Poi Pantalone rise piano dalle narici. Una risata breve e pericolosa.

''Attento...'' mormorò, chinandosi lentamente su di lui e costringendolo ad arretrare appena sul materasso.

''Non sfidarmi.'' concluse, lasciandogli una scia di baci caldi dalla mascella alle labbra, dove indugiò un istante di troppo, abbastanza da permettere all'altro di catturargli il labbro inferiore tra i denti in un gesto poco elegante e decisamente provocatorio.

Bastò quello a mandargli una scarica quasi elettrica in tutto il corpo.

Il suo corpo pulsò immediatamente contro quello dell'altro mentre, con movimenti distratti ma impazienti, gli slacciava gli ultimi bottoni della camicia.

Dottore seguì quei gesti senza ostacolarlo, spostandosi appena più indietro per concedergli spazio.

E quando anche l'ultimo bottone cedette, Pantalone abbassò subito il capo contro il suo petto, lasciando baci lenti sulla pelle scoperta mentre le dita rimanevano strette all'imbracatura nera che gli attraversava il corpo.

Scese ancora.

Con la stessa esasperante calma che poco prima Dottore aveva usato contro di lui.

Quando raggiunse la zip ancora chiusa, sollevò il capo per godersi l'espressione attenta dell'altro. Poi, senza farlo aspettare ulteriormente, la abbassò per poterlo privare di quel tessuto diventato ormai troppo stretto e invadente.

I vestiti finirono sul pavimento insieme alla sua vestaglia, ormai complice evidente dell'intera situazione.

Tornò rapido su di lui, baciandolo ancora una volta, mentre i loro corpi finalmente si toccavano senza più barriere.

Pelle contro pelle.

Ogni sfregamento sembrava peggiorare il desiderio invece che placarlo.

Le mani di Pantalone scesero lente e possessive sui glutei dell'altro, stringendoli appena prima di stuzzicarne l'ingresso con le dita umide di saliva.

Quando smise di limitarsi a provocarlo e si spinse davvero oltre, le unghie del Dottore si piantarono con più forza nella sua schiena e un suono basso gli sfuggì dalle labbra prima che potesse trattenerlo.

Pantalone sorrise contro la sua pelle.

''Non pensavo che un uomo cinico e freddo come te potesse essere così sensibile..''

Dottore sbuffò una mezza risata, trascinandolo di nuovo contro le sue labbra, più per zittirlo che per altro.

''Dimmi se ti faccio male.'' mormorò Pantalone contro la sua bocca umida.

''Sono io Il Dottore qui.'' ridacchiò l'altro.

Un sorriso lento e pigro piegò le labbra di Pantalone.

''Per stasera sei solo Zandik.''

Quella frase sembrò attraversare il corpo del Luminare più delle dita stesse.

Quando alle due dita occupate se ne aggiunse una terza, le unghie piantate nella sua schiena marcarono con più forza.

Alla quarta trattenne il respiro.

E quando vennero finalmente sostituite dal corpo vivo e caldo di Pantalone, il gemito che gli uscì stavolta fu impossibile da soffocare.

Le gambe del Dottore si strinsero istintivamente attorno ai fianchi di Pantalone che, senza grazia e senza fretta, lo faceva suo lasciandogli il tempo di abituarsi davvero a lui.

Ma ci volle molto poco prima che il linguaggio del suo corpo iniziasse a chiedere di più.

Pantalone colse immediatamente l'invito.

Si sollevò, tenendogli ferme le gambe sulle proprie spalle sia per accontentarlo, sia per godersi meglio la vista dall'alto.

Il Dottore inarcò la schiena seguendo inconsciamente il ritmo imposto dall'altro, mentre le dita si stringevano urgenti tra le lenzuola.

I respiri che gli sfuggivano avevano ormai perso qualsiasi freddezza o eleganza.

''Guardami.'' disse Pantalone, rallentando appena.

Dottore sollevò il capo.

E quando i loro occhi si incontrarono di nuovo, entrambi capirono che quella fosse la miglior pessima scelta che avessero mai fatto.

Respirava in modo irregolare, i capelli sparsi contro il cuscino e il volto ormai privo di quella compostezza solida che sfoggiava davanti al resto del mondo.

Eppure stava ancora sorridendo.

Quel sorriso arrogante gli fece stringere la presa sulle sue gambe.

''Non sembri soddisfatto.'' mormorò Dottore con voce vagamente spezzata.

Pantalone si lasciò sfuggire una risata corta.

''Oh, lo sono eccome.''

Si chinò verso di lui lentamente, abbastanza vicino da sfiorargli le labbra senza baciarlo.

''Sto solo decidendo quanto mi piaccia vederti perdere lucidità.''

Gli occhi rubino dell'altro si socchiusero leggermente.

''Allora temo che resterai deluso.'' sussurrò. ''Perchè sono ancora perfettamente lucido.''

''Davvero?''

Pantalone rallentò ancora i suoi movimenti, in una tortura deliberata e calcolata apposta per lasciare che si tradisse da solo.

E il modo in cui il respiro di Dottore tremò lo tradì più di qualunque altra cosa.

''Hm.'' mormorò il Regratore, compiaciuto. ''Sei un pessimo bugiardo.''

Dottore tentò di replicare, ma quando Pantalone si mosse più pesante contro di lui, il tono gli morì in gola in qualcosa di tutt'altro che lucido.

Per un istante chiuse gli occhi.

E fu un pessimo errore.

Perchè quando li riaprì trovò Pantalone ancora intento a guardarlo con un intensità quasi predatoria.

Come se stesse memorizzando ogni sua minima crepa.

''Non osare guardarmi così.'' sibilò Dottore, intuendo perfettamente quali pensieri divertiti si celassero dietro quello sguardo.

Pantalone sorrise lentamente.

''Troppo tardi.''

Il vento della bufera provò a farsi sentire sbattendo contro le vetrate, ma fu il più insignificante dei rumori in quella spirale di respiri e suoni sporchi dei loro corpi ormai totalmente ubriachi l'una dell'altro , abbandonati al piacere.

E mentre il tè rimasto dentro le tazzine diventava sempre più freddo, un ultimo suono caldo e intenso fuoriuscì dalle labbra del Dottore.

Rimasero a guardarsi per qualche istante.

Ansimanti e silenziosi. A comunicare solo attraverso gli occhi.

Poi, senza fretta, Pantalone si sfilò da quel contatto e si lasciò ricadere accanto a lui.

Per un lungo momento, nella stanza rimase soltanto il rumore del vento e quello dei loro respiri ancora irregolari.

Poi, con movimenti lenti e stanchi, Pantalone si sporse verso il comodino per recuperare una sigaretta e l'accendino.

Tornò a sdraiarsi, lasciando che il fumo gli sfuggisse fuori dalle labbra in una nuvola grigia.

Fu solo al secondo tiro che si accorse dello sguardo del Luminare addosso.

Voltò appena il capo, sollevando un sopracciglio

''Cosa?''

''Dovresti smettere.'' disse l'altro, con tono piatto.

Pantalone roteò lentamente gli occhi, come se avesse sentito quella frase già troppe volte.

''Lo so.''

''Eppure non sembri intenzionato a farlo.'' Replicò Dottore, inclinando il capo e guardandolo con quella solita espressione a metà tra il giudicante e il rassegnato.

L'altro scrollò piano le spalle, accennando un sorriso colpevole.

''E se io un giorno dovessi morire? Chi si prenderebbe la briga di curarti i polmoni?''

La sigaretta gli rimase sospesa a pochi centimetri dalle labbra.

Poi Pantalone rise appena, sarcastico.

''Tu non puoi morire.''

Cercò distrattamente il posacenere sul comodino, ma il silenzio improvviso del Dottore bastò a fargli dimenticare della cenere che rischiava di cadere tra le lenzuola.

Si voltò di nuovo verso di lui. Lento.

''Tu non puoi morire. Vero, Zandik?''

Quella volta il tono tradì qualcosa.

Non paura. Ma qualcosa di abbastanza vicino da somigliarle.

Dottore sospirò, sistemandosi meglio contro il cuscino.

''No, Feofan. Era solo un'ipotesi.'' mormorò.

Poi chiuse gli occhi.

''Ma dovresti smettere comunque.''

Pantalone lasciò uscire un mezzo sospiro divertito e , con un gesto svogliato, schiacciò la sigaretta contro il posacenere.

Tornò poi a stendersi accanto a lui.

Per qualche secondo nessuno parlò.

Poi Pantalone ruppe di nuovo il silenzio.

''Comunque... c'erano davvero degli affari di cui dovevo parlarti.''

Nessuna risposta.

Inarcò un sopracciglio.

Poi sentì improvvisamente il peso del corpo dell'altro cedere contro la sua spalla.

Voltò il capo.

E per la prima volta quella sera, rise davvero.

Piano e incredulo.

Il grande Luminare si era addormentato nel mezzo di una conversazione.

''Immagino che ne parleremo un'altra volta.'' bisbigliò tra sé e sé.

Con delicatezza gli sistemò meglio il braccio sotto la testa e gli fece scivolare una mano sulle spalle.

Lasciandolo mettere più comodo contro di sé mentre fuori la tormenta continuava a divorare il palazzo.