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La porta di legno chiaro, lavorata a effetto finto grezzo, si apre mollemente, scivolando sui cardini con un leggero cigolio. Un borsone grigio scuro, appena spolverato di neve, viene lasciato cadere sul pavimento, con un leggero tonfo, un po’ sordo. Un paio di Doctor Martins di un improponibile colore lilla, anch’essere sporche di neve, solcano l’ingresso di assi di legno, asciutte e pulite, sporcandolo appena, con grazia, quasi come se di fuori non stia imperversando una nevicata piena e feroce.
La porta si chiude delicatamente, con la stessa grazia con cui si era aperta. Una giacca pesante, di un arancione forte e brillante, che grida “Guardatemi!”, scende da un paio di spalle sottili, completamente bagnata dalla neve. Il cappuccio con l’interno foderato di pelliccia sintetica è ricoperto di mucchietti bianchi, che cadono sul pavimento quando una mano magra e lunga lo fa scivolare appena dalla testa su cui poggiava.
David si guarda intorno, cercando un attaccapanni o un sostegno dove appendere ad asciugare la sua giacca antineve, regalo perfetto di un paio d’anni prima e fieramente tirata fuori dall’armadio giusto la mattina precedente, in vista della gita che gli si prospettava: non capita tutti i giorni di trovarsi infilato nella cassetta delle lettere un biglietto aereo per la Svizzera, una cartolina con un indirizzo e un paio di chiavi.
“Dallo pure a me”: Michael fa capolino da dietro uno stipite di legno chiaro, con un sorriso sornione e gli occhi che brillano.
Anche gli occhi di David iniziano a brillare: “Sei già qui! Ma quando sei arrivato?”. Lo scozzese avanza verso il gallese di un paio di passi, allargando le braccia; Michael sta già facendosi strada sul parquet dalle sfumature giallo oro e si tuffa nell’abbraccio dell’amato. David lascia andare la giacca sul pavimento e stringe forte il petto largo e morbido di Michael, che ricambia la stretta, accarezzando le spalle magre dello scozzese e percependo sotto le dita, attraverso il maglione, la camicia e la canottiera, le costole e i processi spinosi delle sue vertebre.
I due si abbracciano per parecchi secondi, ritrovando sé stessi e l’altro in quel contatto dolce: gli impegni di lavoro e familiari li avevano tenuti lontani per qualche settimana e per quanto si siano chiamati e messaggiati tanto, hanno sentito la mancanza fisica della pelle dell’altro, del suo respiro caldo, delle mani passate tra i capelli, delle guance adese una all’altra.
Con delicatezza, con semplicità, l’abbraccio si stempera in un bacio: i nasi dei due si sfiorano, prima timidamente, poi con intento e le labbra si cercano e si trovano; un bacio di saluto, d’affetto, d’intesa, un bacio per ritrovarsi, per dirsi “eccoti qui, mi sei mancato”. Un bacio lungo, morbido, con il sapore familiare di una cioccolata calda in una domenica d’inverno.
I due si guardano negli occhi e c’è dentro tanta tenerezza in quello sguardo: lo scozzese lascia un ultimo bacio a fior di labbra prima di chinarsi a slacciarsi le scarpe, per lasciarle vicino all’ingresso; il gallese si piega – con non poca fatica – a raccogliere la giacca e recupera anche il borsone dell’amato. I due scherzano sul bagaglio pesante di David, che fa ironia su come, non sapendo mai cosa aspettarsi da Michael, abbia portato anche una muta da sub con tanto di bombole; il gallese ride, di una risata selvatica e David si sente la bocca dello stomaco stretta in una morsa piacevole.
Michael aveva preceduto David ed era arrivato il giorno prima: una piccola galanteria, per fargli trovare tutto pronto e accoglierlo come si deve. Michael ama fare da padrone di casa e far sentire David accolto, ama sorprenderlo con trovate piccole o grandi e questo invito per un weekend sulla neve è l’ennesima riprova: una fuga romantica, un modo di dirgli “ti penso sempre e non vedo l’ora di stare con te, da soli”.
Come ridacchiava contento, il gallese, mentre prenotava il rifugio online; come gongolava, mentre comprava il biglietto aerero per lo scozzese, scrivendo il suo vero cognome: McDonald. L’anticipazione di quel che avrebbero fatto assieme lo aveva coccolato per le ultime settimane, dandogli la forza di affontare giorno dopo giorno le prove per lo spettacolo che stava preparando e tutti gli altri impegni collaterali.
La cena è già pronta, tenuta in caldo nel forno acceso; sulla tavola già apparecchiata, una bottiglia di rosso aspetta solo le dita abili di David per essere aperta.
Il gallese conduce lo scozzese in un breve tour dell’alloggio: non c’è molto, ma c’è tutto. L’ingresso dà direttamente sulla sala da pranzo, con cucina a vista; una porta separa la zona giorno dalla zona notte, con una camera da letto e un bel bagno accogliente. Il soffitto con le travi a vista è dello stesso legno dorato delle assi del pavimento e l’odore di resina permane, leggero e appena acre, a dispetto di tutte le persone che sono passate di là, di tutte le volte in cui le finestre sono state spalancate per far prendere aria, di tutta la vita che è passata in mezzo a quelle mura.
Mentre lo scozzese si rinfresca dopo il viaggio, il gallese porta in tavola la pirofila con lo spezzatino che ha preparato, con patate e piselli e il pane, caldo e croccante. Il profumo di cibo riempie le quattro mura e accoglie David quando esce dal bagno, sorridente e affamato. I due scherzano e David accarezza le spalle del gallese mentre questi gli riempie il piatto di carne e gli fa cenno di sedersi.
I due innamorati mangiano, bevono e si raccontano a vicenda le ultime settimane delle loro vite: aneddoti di lavoro e di vita familiare; pettegolezzi dal jet set; qualche commento tagliente su eventi di cronaca che si smorzano però naturalmente: entrambi intendono lasciare il mondo fuori da lì. Almeno per un paio di giorni, nelle loro vite ci saranno solo loro.
I due finiscono di mangiare e sparecchiano; Michael, da bravo padrone di casa, insiste per lavare i piatti e David chiede di poterli almeno asciugare. Il gallese glielo concede, non senza torturarlo con spruzzi d’acqua e spintoni, giocando e provocandolo, rimbrottandogli di fare attenzione a non rompere niente. Lo scozzese lo frusta con la salvietta e risponde agli spintoni. Ridono: sembrano due quindicenni. Due quindicenni innamorati.
Il ceppo nel caminetto brucia piano e le fiamme danzano lente, dietro al paraschizzi nero: David e Michael si sono spostati sul divano, portandosi dietro la bottiglia di vino e ora sono seduti vicini; la bottiglia passa ora da una bocca, ora dall’altra e i due rubano sorsi mentre cercano di farsi ridere a vicenda.
Michael è rilassato, appoggiato allo schienale del divano color terra, il braccio sinistro steso verso lo scozzese; David, dal canto suo, sta ancora cercando una posizione, mentre la gamba sinistra è abbarbicata sul bracciolo e la destra piegata sotto di sé. Il gallese lo invita ad appoggiare la testa sul suo grembo e lui accetta di buon grado, stendendosi e allungando anche l’altra gamba sul bracciolo.
La bottiglia viene lasciata da parte, mentre i due si godono il tepore del camino e della situazione. Michael accarezza i capelli di David, gli passa le dita fra i capelli e ogni tanto scappa una carezza anche sulle guance magre e gli zigomi spigolosi; lo scozzese ha gli occhi socchiusi e si bea di quelle attenzioni, completamente rilassato, con un braccio che ricade mollemente giù dal divano, il dorso della mano che tocca terra.
Michael si spinge ad accarezzare il petto magro, passando la mano sul maglione a righe bianche, verdi e viola e scendendo verso l’addome, cercando i bordi del tessuto per poterli sollevare; David sussulta appena quando le dita del gallese gli sfiorano una cresta iliaca, per poi risalire lungo il fianco: un vago brontolio, come delle fusa, gli esce dalla gola, mentre la mano di Michael si muove su di lui in pigri movimenti circolari.
David sussulta più forte quando le dita di Michael incontrano distrattamente ora l’uno, ora l’altro dei suoi capezzoli e il gallese si irrigidisce appena quando succede: non sa nemmeno lui dove vuole condurre il gioco, si sta solo lasciando ispirare dal corpo dello scozzese, completamente arreso alla sua volontà e, già solo per questo, incredibilmente eccitante.
Le dita di Michael si curvano sulla pelle di David, disegnando ghirigori sul suo addome concavo e sui suoi addominali appena accennati: lo scozzese si inarca e mugola, sorridendo placido ed espirando forte; si sente al sicuro con Michael e si lascia andare volentieri, sa di essere in ottime mani, sa che il gallese si prenderà cura di lui e del suo piacere.
Il gallese, dal canto suo, adora vedere l’arrendevolezza di quel corpo alle sue mani e cerca solo nuovi modi per vederlo inarcarsi e contorcersi sotto le sue dita. Michael ha l’animo del regista e ama girare la scena e vederla svolgersi davanti ai suoi occhi esattamente come l’ha pensata, ma con David è un rimpallo continuo di reazioni e improvvisazione e il gallese ha imparato a godersi il momento e soprattutto le risposte di quel corpo magro e nodoso alle sue attenzioni copiose.
David allunga una mano per cingere la nuca dell’amato e tirarlo verso di sé: i due si allacciano in un bacio morbido ma non casto; c’è la promessa di una tempesta tra quelle labbra, che calerà su di loro, su quel divano, mentre fuori la tormenta già s’infittisce e il vento grida.
David si sposta e si siede in grembo a Michael, riprendendo a baciarlo con una dolcezza che non riserva mai a nessuno se non al gallese: sono baci profondi, con la lingua che non ha paura di esplorare la bocca dell’altra persona. Michael risponde a tono, in una conversazione tra le due lingue che non ha parole, solo carezze. Le labbra dei due si toccano, si succhiano mentre le mani di entrambi scivolano tra spalle e schiene.
David è seduto su Michael e può sentire la sua erezione spingere, attraverso il pantalone della tuta che il gallese ha scelto di indossare sotto al maglione a righe bianche e marroni, con delle alci terribilmente brutte, che gli ha regalato Anna qualche Natale prima. David sente anche la propria, di erezione, intrappolata dentro ai jeans neri stinti che ha scelto di indossare per il viaggio.
Mentre la bocca di Michael si sposta sotto al suo orecchio e scende lungo la mascella e poi giù sul collo, verso il pomo d’Adamo, lo scozzese geme e digrigna i denti, sentendosi sempre più vicino al punto in cui non potrà più sopportare i vestiti su di sé.
Michael inizia a ringhiare: è un ringhio sommesso, di pancia, che si fa strada a tratti tra i suoi denti, mentre inizia a mordicchiare la pelle delicata del collo dello scozzese. Il gallese vuole di più, vuole avere a disposizione più pelle, da leccare, da mordere, da baciare: indispettito, tira fuori dai jeans di David la canottiera che lo scozzese aveva rintuzzato con cura certosina solo qualche ora prima e strattona verso l’alto tutti i suoi strati, tutti assieme.
Non senza difficoltà, David riemerge da quell’assalto, a petto nudo e si lascia cadere tra le braccia del gallese, che sospira e si tuffa a riempire di baci le clavicole, i pettorali, i capezzoli, mentre le sue mani vagano sulla schiena, finalmente libere di muoversi.
Anche David è stanco di lottare contro la lana e il cotone che il gallese indossa e gli ricambia il favore, facendolo uscire da tutto quell’ingombrante ammasso di tessuti e potendo così godere a sua volta dell’addome morbido dell’amato; le sue dita affusolate accarezzano la nuca del gallese, scorrono tra i suoi ricci, scendono lungo le scapole; le sue labbra vagano, baciando piano ora uno, ora l’altro padiglione auricolare e le tempie, la fronte, il naso e tutto ciò che capita loro a tiro.
Una mano del gallese inizia a scivolare su una coscia della scozzese, risalendo dal ginocchio fino all’inguine e il rantolo acuto che sfugge dalle labbra di David fa capire a Michael che è la mossa giusta: il pollice accarezza lentamente ma con decisione la piega inguinale e per tutta risposta il pube dello scozzese si spinge contro il dito del gallese; il pollice risale, ad esplorare il rigonfiamento nel tessuto dei jeans e un altro gemito sale in risposta, dalla bocca di David.
Michael ricomincia a baciarlo, piano, solo con le labbra, mentre tutta la mano si sposta sull’erezione dello scozzese e la frega con delicatezza, senza fretta ma in modo fermo; il gallese lo sta toccando senza foga, con assoluta tranquillità, sta asserendo che David è suo e sarà sempre suo e se lo gusta con calma.
David lo sa, lo sente, si sente suo e questa cosa lo accende: questa calma con cui il gallese lo maneggia, in contrasto con la propria foga e ansia di arrivare al dunque, lo fa impazzire, è una tortura a cui non sapeva di voler essere sottoposto e scoprirlo insieme a Michael è stato intenso e rivelatorio.
Insieme, stanno scoprendo così tante cose di loro stessi che non avrebbero mai immaginato.
Insieme, sono ben più della somma delle loro parti.
I respiri si fanno grossi, il divano inizia a non essere più abbastanza: questa volta è David a scegliere per entrambi, scendendo dal divano sempre continuando a baciare Michael e tirandolo a sé.
Il gallese accoglie l’invito e puntellandosi sul bracciolo si alza in piedi, senza mai smettere di baciare l’amato. Le sue dita corrono poi a slacciare il bottone dei jeans e lo scozzese dimena le anche per uscirne e poi calciarli lontano.
David ricambia il favore a Michael: le sue dita si infilano sotto l’elastico del pantalone, allargandolo e guidandolo giù, scendendo sulle natiche sode e strizzandole, provocando un ringhio sordo del gallese, che gli sorride sulle labbra.
I due interrompono un attimo il bacio per guardarsi negli occhi, le mani sui reciproci fianchi, quasi incerti sul da farsi.
Quasi.
Le mani di Michael scendono sotto ai boxer neri dello scozzese, palpando le natiche secche e provocando un sospiro acuto di David, che chiude gli occhi a quel tocco e lascia ricadere la testa all’indietro.
Le mani di Michael tirano l’indumento e lo lasciano cadere lungo le gambe forti e lunghe dello scozzese. David trema a sentire quelle dita piene sui suoi glutei e sussulta quando le sente affondare nella propria carne: Michael sa come muoversi sul suo corpo, lo sa dannatamente bene e non ha paura di farlo. Con un ghigno, il gallese allarga i glutei di David: le sue ginocchia letteralmente cedono, per un istante, tra il piacere del movimento e l’aspettativa di ciò che arriverà di lì a breve.
Il gallese sorride compiaciuto: “Bravo ragazzo”, gli sussurra nell’orecchio, mentre il più alto gli appoggia la testa sulla spalla, già stravolto da queste prime provocazioni.
Michael prende David per mano e i due si dirigono verso la camera da letto, dove un grande letto con un piumino color panna e le lenzuola già tirate indietro li attende placido. Il gallese invita lo scozzese a sedersi, guidandolo con le mani sui fianchi e questi risponde docile al tocco.
David osserva Michael che si toglie i boxer grigio chiaro, già vistosamente bagnati e li lascia cadere sul parquet chiaro: allunga una mano verso di lui e il gallese la afferra, per poi inginocchiarsi sul letto vicino a lui.
I due si spostano al centro del letto, sempre guardandosi negli occhi, quasi increduli di essere lì, uno di fronte all’altro: ogni volta è un piccolo miracolo, riuscire a ritagliarsi il tempo per loro, per stare assieme, per essere loro stessi e nient’altro.
Michael si porta infine sopra David, che si sdraia lentamente e sorride, prima di soccombere ai baci del gallese, che tornano su di lui impetuosi e indomabili. Le labbra di Michael sulle sue, poi sul suo petto, sulla sua pancia, sulle sue braccia, lo portano in un altro mondo, dove esistono solo le sensazioni e le emozioni di quel momento.
Le carezze si fanno più spinte, mentre Michael si lascia andare su David e i due si contorcono e si avvinghiano, affamati. Le loro erezioni si sfregano tra loro e sui loro addomi, lasciando scie umide sulle loro pelli. I baci diventano morsi, le carezze diventano dita affondate nella carne: l’urgenza che hanno di viversi sta trapelando da ogni loro movimento.
Ciò nonostante, i due indugiano sui loro corpi, perché la loro fame d’amore è ancora più forte della loro fame di piacere: le carezze che non si sono dati nelle ultime settimane erompono dalle loro dita e si colorano di rabbia e aggressività ma rimangono sempre carezze d’amore.
I due si ringhiano addosso, si strattonano e si lasciano lividi, si tirano i capelli e si mordono: sono come due bestie feroci intrappolate troppo a lungo dentro a gabbie scomode e ora che sono libere, devono sfogare la frustrazione per essere state troppo a lungo lontane dal loro ambiente. Dalla loro tana. Da loro stessi.
Michael afferra con entrambe le mani le loro erezioni e le porta vicine, strofinandole tra loro: i due amanti gemono e sospirano quasi con dolore, per l’intensità del contatto. Le mani del gallese iniziano a muoversi lentamente, scivolando sulle aste di entrambi e lo scozzese inarca la schiena e artiglia le lenzuola, strizzando gli occhi.
Per lunghi minuti, i due si cullano lentamente, tirando il fiato. Michael ama le cose fatte con lentezza, ama prendersi tempo per godere, anche mentre il cuore pompa forte e la passione gli contorce le viscere: è il suo modo per dominare la realtà, fermare il tempo, incorniciare gli istanti. E’ un maestro nel gestire il ritmo e condurlo secondo la propria volontà.
David ormai lo sa e si arrende al suo volere, docile: non ammetterà mai quanto gli piaccia delegare il proprio piacere al gallese, lasciar andare persino quella dolce responsabilità. Non ce n’è bisogno, in verità: Michael lo sa, l’ha sempre saputo, dalla prima volta in cui si sono baciati e David si è adagiato immediatamente fra le sue braccia, abbandonandosi a lui, fiducioso e sereno.
E’ sempre Michael a decidere che è arrivato il momento di passare oltre: sente cambiare i movimenti del bacino di David, sotto il proprio e capisce che il compagno è pronto per ricevere le sue attenzioni più profonde. Con le dita umide dei loro fluidi, Michael saggia l’apertura tra i glutei dello scozzese e questo sussulta forte ma non si sottrae: le dita del gallese entrano senza sforzo dentro di lui e David strizza gli occhi e geme, sorridendo appena.
Michael lo afferra per la nuca e porta le loro fronti vicine: “Dimmi che mi vuoi”, gli sussurra.
David trasalisce a sentire quella voce roca e piena di desiderio: “Ti voglio”, riesce a dire con un filo di voce.
Michael geme a sentire quelle parole e le mani gli tremano: mentre le sue dita insistono sull’apertura dello scozzese, la sua bocca torna a baciargli il petto, l’addome e scende poi sul suo pene, con foga, con fame.
David non si aspettava questo contatto così pieno e grida di sorpresa e di piacere: lo scozzese allarga istintivamente le gambe, preparandosi a ricevere il compagno dentro di sé.
Michael a quell’invito si sente stringere le viscere in una morsa dolce e decide che non può più aspettare: aiutandosi con una mano, si spinge piano tra i glutei dell’amato. Lo scozzese risponde subito, contraendo gli addominali, per dilatarsi e poterlo così accogliere dentro di sé.
I due si accomodano uno dentro l’altro, si fanno posto, spingono e si adagiano, per poi accogliersi di nuovo fra le braccia l’uno dell’altro, mordendosi voracemente, graffiandosi, mentre le lacrime scendono dai loro occhi, in risposta ad emozioni violente.
Il gallese spinge scompostamente, perdendo il controllo del proprio corpo, solo guidato dalla voglia che ha di perdersi dentro allo scozzese. Le sue labbra però raccontano una storia diversa, adagiandosi su quelle dell’amato e poi sul suo collo, sui suoi trapezi, sulle sue orecchie; una mano gli cinge la testa, quasi a cullarlo, mentre gli posa altri baci sulle tempie, sulle palpebre, sul naso; lacrime gli scendono, mentre gli scosta i capelli dalla fronte e gli sussurra piano nell’orecchio quanto lo ama, quanto gli piaccia, quanto si senta accolto da lui e quanto sia fortunato ad averlo ritrovato.
Lo scozzese è travolto tanto dalle spinte passionali quanto dalla morbidezza di quelle parole e può solo soccombere ad occhi chiusi, abbracciando il compagno e lottando contro il proprio groppo in gola: vorrebbe rispondere che anche lui lo ama, che anche lui si sente fortunato ad averlo a fianco, che ogni volta che lo lascia entrare, vorrebbe che non uscisse mai più.
Il pudore però gli ruba la voce, anche dopo così tanto tempo e così tanta vita insieme, goduta, mancata, strappata. Solo le lacrime sfuggono e sono l’unico modo per alleviare quella morsa che gli chiude la gola, tra tenerezza, passione, fiducia, abbandono.
Michael stringe il pene dello scozzese, lo percorre lungo la sua lunghezza, accarezza piano il glande con il pollice mentre si muove dentro di lui, senza più nemmeno la cognizione di sé stesso.
Lo scozzese lo abbraccia, accarezza la sua schiena, si sente sfinito. Ogni volta con Michael è così: non esistono amplessi tranquilli, orgasmi in sordina, sveltine; Michael è prorompente, è esigente, vuole vivere ogni momento al massimo delle sue possibilità e non si accontenta delle cose fatte tanto per farle. E’ un uomo di sostanza e non di apparenza e a David piace proprio per questo.
L’orgasmo di David è violento, è lungo e lo scuote dalla testa ai piedi, lasciandolo svuotato e con la testa leggera, ancora qualche lacrima a rigargli le tempie.
Michael ride a vederlo così devastato e lo abbraccia stretto, nascondendo il viso nella piega del suo collo e continuando a spingere ma cambiando il ritmo: rallenta, da spinte più ferme e profonde, rispettando il corpo del compagno che adesso ha esigenze diverse.
Il gallese si concentra, respira forte l’odore di David, lo stringe a sé e gli dice ancora che lo ama, lo ama tanto; gli tuffa il naso tra i capelli, mentre questi ricambia la stretta con le braccia e con le gambe, lo accarezza, dandogli modo di godere a sua volta. Michael si lascia andare dentro David con un grido che soffoca nella sua spalla, mentre con una mano ancora gli accarezza i capelli e glieli stringe.
I due rimangono abbracciati stretti ancora un po’, accarezzandosi piano, mentre i corpi si rilassano, i membri si ammorbidiscono, il languore pervade entrambi. Qualche lacrima scende ancora dagli occhi di David, silenziosa, allentandogli un po’ il nodo che ha in gola.
Infine, lo scozzese riesce a sussurrare “Anche io”.
Michael rimane in silenzio, immobile, lasciando decantare quelle due semplici parole nel fondo del suo stomaco: sa benissimo quanto sia difficile per il suo compagno esprimere i propri sentimenti e capisce bene quale sforzo abbia fatto per pronunciarle.
Poi accarezza piano la testa di David e scende sulle sue labbra con un bacio leggero.
“Bravo ragazzo”, gli sussurra piano; sente lo scozzese sorridere contro la sua guancia.
